A un anno dalla legge l’Italia è un modello per la lotta allo spreco alimentare

Una legge all’avanguardia (Legge Gadda 166/2016) sullo spreco alimentare compie un anno. I risultati in 12 mesi sono apprezzabili. Ma tra le mura domestiche si spreca ancora molto. I risultati dell’indagine Waste Watcher 2016 di Last Minute Market fotografano il fenomeno

Cade oggi il primo compleanno della legge contro gli sprechi alimentari, approvata dal Senato in via definitiva il 2 agosto di un anno fa ed entrata in vigore poco più di un mese dopo, il 14 settembre 2016. Un provvedimento che punta a favorire l’uso consapevole delle risorse e il recupero di prodotti ancora utilizzabili da parte delle associazioni di volontariato, sburocratizzando le procedure per la raccolta e la donazione non solo di cibo ma anche di farmaci.

Rispetto alla legge francese (approvata a febbraio dello scorso anno), che si basa sulla penalizzazione, la norma italiana punta infatti sugli incentivi
e sulla semplificazione burocratica e permette di superare le difficoltà che molti donatori incontrano. L’obiettivo è anche quello di diffondere una maggiore sensibilità ambientale, dal momento che i numeri dello spreco restano ancora molto alti: dai dati del rapporto Waste Watcher 2016 (l’Osservatorio nazionale sugli Sprechi, attivo per iniziativa di Last Minute Market) in media ogni italiano butta via ogni mese 2,4 kg di prodotti alimentari e in un anno oltre 8 miliardi di cibo se ne vanno in spazzatura.

Una normativa subito apprezzata per la sua capacità di incentivare il riuso, e la donazione delle eccedenze alimentari, tramite semplificazioni burocratiche, sgravi fiscali e bonus per i donatori (privati cittadini, attività commerciali, enti pubblici). Negli ultimi dodici mesi, con buona ricezione da parte della distribuzione organizzata e delle associazione solidali, i primi risultati sono arrivati – si veda, tra i casi più recenti, l’accordo tra Costa Crociere e il Banco Alimentare – e proprio qualche settimana fa si è chiuso il bando promosso dal Mipaaf, che mette sul piatto 500mila euro per contrastare lo spreco alimentare, finanziando idee intelligenti per gestire il recupero del surplus e sviluppare packaging innovativi (i vincitori saranno resi noti nei prossimi mesi). Eppure gli ultimi dati sulla spazzatura alimentare prodotta dagli italiani continuano a preoccupare.

Lo spreco in famiglia
L’indagine è stata condotta dall’associazione Last Minute Market in collaborazione con l’Università di Bologna, e fotografa soprattutto le abitudini alimentari delle famiglie tra le mura domestiche: 15,5 miliardi di euro è l’ammontare complessivo di cibo sprecato, in termini di ricaduta economica sul Pil nazionale (lo 0,94%). E ben 8 miliardi sono addebitabili alle cattive abitudini casalinghe, almeno a giudicare il questionario sulla gestione del cibo compilato da 400 famiglie campione. Ma si auspicano buoni margini di miglioramento: l’Osservatorio Waste Watcher informa che oggi 7 italiani su 10 sono a conoscenza della Legge Gadda, e il 91% di loro considera allarmante la questione. Anzi, da qualche mese, chi vuole impegnarsi in prima persona, ripensando la gestione dei pasti e della dispensa di casa, può scaricare online il diario Waste Notes, da compilare con frequenza settimanale per fare il punto sulle proprie abitudini di consumo. Per contro, lo spreco alimentare della filiera – dai campi alla produzione industriale, alla distribuzione – vale 3,5 miliardi di euro, un quinto del totale. Pesano sul dato anche realtà come le mense scolastiche, dove si continua a buttare un terzo del cibo cucinato e servito agli studenti. E proprio sul nodo dell’educazione alimentare insiste la campagna istituzionale, perché i giovani siano educati all’ottimizzazione delle dispense, incentivando al contempo i processi produttivi sostenibili. In questo senso, un dato decisamente incoraggiante lo riporta Andrea Segrè, direttore scientifico dell’associazione Spreco Zero: «Il 96% degli italiani insegna ai propri figli a non sprecare».

Le sperimentazioni
Resta il dato positivo per quello che riguarda le filiere commerciali. «La legge italiana è diventata un modello anche per gli altri Paesi europei», dice la deputata dem Maria Chiara Gadda, responsabile del dipartimento Spreco alimentare dell’esecutivo Pd e promotrice del provvedimento, «le donazioni da parte di imprese impegnate in vari settori della intera filiera economica sono sensibilmente aumentate grazie ad una maggiore semplificazione burocratica e a puntuali disposizioni fiscali che incentivano chi sceglie di erogare beni a titolo gratuito. La legge ha suggerito nuove forme di sperimentazione per il recupero di prodotti prima impensabili come quelli confiscati, le enormi eccedenze nel settore marittimo o in quello del banqueting, nelle mense aziendali e scolastiche».

Un dato confermato dalle associazioni di volontariato che hanno visto crescere i beni erogati gratuitamente per quantità e tipologia, come ad esempio i farmaci, i prodotti a lunga conservazione, così come i cibi cotti, freschi e i prodotti ortofrutticoli.

A tutto questo vanno aggiunte le buone pratiche già attuate in molti comuni virtuosi da Nord a Sud proprio in attuazione della normativa contro gli sprechi. Ad esempio a Empoli e a Varese le amministrazioni hanno concesso sconti fino al 20% sulla Tari, la tassa sui rifiuti, a supermercati e negozi che raccolgono generi alimentari in eccedenza e li donano alle persone in difficoltà. A Carpi (Modena) si sperimenta “Il pane in attesa” che, sul modello del ‘caffè sospeso’, consente ai clienti di donare un quantitativo di pane acquistato in più. A Potenza si punta sull’educazione alimentare, inserendo nei menu delle mense scolastiche prodotti del territorio, a chilometro zero, riducendo l’inquinamento ambientale e valorizzando la stagionalità. A Scandicci (Firenze) nelle scuole si sta sperimentando il progetto “Salvamerende”: ai bambini viene dato un sacchetto dove conservare gli alimenti non deperibili (pane, frutta, merendine) che non riescono a consumare a pranzo, avendo così la possibilità di mangiarli a merenda o portarli a casa. A Sasso Marconi (Bologna) una delle amministrazioni fondatrici, e sede, della rete nazionale Sprecozero.net, sono state avviate iniziative come “Riempiamo le scatole” per la donazione di generi alimentari confezionati in pacchi famiglia destinati ai bisognosi.

http://www.vita.it/it/article/2017/09/14/a-un-anno-dalla-legge-litalia-e-un-modello-per-la-lotta-allo-spreco-al/144498/