Anche la piccola impresa non ama la «dignità»

Corriere della Sera, 10 agosto 2018 

La Cna, solo per registrare l’ultima presa di posizione delle associazioni di categoria, parla di «forte delusione per le modifiche ai contratti a tempo determinato». Non è dunque la sola Confindustria a scuotere il capo ma l’universo delle imprese

il decreto del governo

di Dario Di Vico

 

</p>
<p>

Ampi settori della maggioranza di governo puntano ad allargare il solco tra piccole imprese e aziende medio-grandi, riproponendo così lo schema popolo vs élite anche in campo economico-produttivo. La realtà però si sta rivelando più complessa e una dimostrazione arriva dalle reazioni all’approvazione della legge Dignità: anche la Cna, solo per registrare l’ultima presa di posizione delle associazioni di categoria, parla di «forte delusione per le modifiche ai contratti a tempo determinato». Non è dunque la sola Confindustria a scuotere il capo ma l’universo delle imprese. Gli esperti di demoscopia ci ricordano però come una larga porzione di Piccoli lo scorso 4 marzo abbia votato per la Lega o per il Movimento 5 Stelle e gli stessi aggiungono di considerarlo soprattutto un voto «contro», una manifestazione di protesta legata al prezzo pagato dai Piccoli alla recessione 2008-2015 e alle disillusioni sul carattere taumaturgico della successiva ripresa. Di sicuro poi la preferenza per una forte discontinuità politica i titolari delle Pmi l’hanno potuta coltivare esaminando l’ampio catalogo di promesse formulate da Lega e 5 Stelle e pescando in quel Bengodi questa o quella misura loro favorevole.

Il guaio è che la competizione economica non va in soffitta solo perché le elezioni sono state vinte da uno schieramento che non la ama e così i Piccoli di fronte al rallentamento dell’economia reale scoprono di aver bisogno di una politica orientata al «per» e non la trovano. Il primo test è stato il provvedimento sull’occupazione che finisce per mettere in difficoltà le Pmi più che le multinazionali e infatti tutte le associazioni sono insorte. Il secondo e più importante test arriverà con la legge di Stabilità e avremo ampio materiale per poter aggiornare questa prima analisi. Quel che sappiamo è che la politica per ora è sorretta da un ampio consenso mentre la rappresentanza delle Pmi non attraversa il suo momento migliore. Affossare il progetto Rete Imprese Italia che doveva servire a creare una grande confederazione del ceto medio si è rivelato un clamoroso errore di miopia. La taglia, anche ai tempi dell’uno-vale-uno, conta. Eccome.