Bobba: Il Pilastro sociale europeo, un punto di partenza

Intervista con il sottosegretario al Lavoro nel giorno del lancio, a Goteborg del documento fortemente sostenuto dall’Italia

Goteborg – Oggi i leader europei riuniti a Goteborg, in Svezia, lanciano il Pilastro sociale europeo, un documento fortemente sostenuto dal governo italiano. Ne abbiamo parlato con Luigi Bobba, sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Sottosegretario Bobba, perché il Pilastro rappresenta una novità importante nell’acquis legislativo comunitario?

Il Pilastro Europeo dei Diritti sociali rappresenta un punto di partenza per la costruzione di un’Europa in cui sarà sempre più importante rinnovare il processo di avvicinamento dei diversi Stati membri verso condizioni di vita e di lavoro più elevati, inclusivi ed equi. L’Europa sociale si fonda sui concetti di crescita sostenibile e progresso economico e sociale; entrambi devono concretizzarsi senza lasciare indietro nessuno nel rispetto di quei principi di coesione e solidarietà sanciti 60 anni fa dai Padri fondatori dell’Unione.

Luigi Bobba

Alcuni Gruppi politici del Parlamento europeo – per esempio il GUE/NGL, ma ma anche i Verdi – hanno definito il Pilastro un’innovazione con poco mordente … Business Europe invece ha fatto intendere che potrebbe essere un impedimento allo sviluppo economico. Dove sta la verità?

Sin dalla primavera scorsa la Commissione si è impegnata ad affiancare al Pilastro una serie di ulteriori iniziative concrete, di carattere legislativo e non legislativo, che riguardano ad esempio l’equilibrio tra attività professionale e vita privata di genitori e prestatori di assistenza, l’informazione dei lavoratori, l’accesso alla protezione sociale e l’orario di lavoro. Tali iniziative evidenziano sia la natura delle questioni interessate dal Pilastro sia le modalità di realizzazione dei suoi principi e diritti. Ma l’aspetto più interessante riguarda l’istituzione di un quadro di valutazione della situazione sociale che misurerà le tendenze e le prestazioni degli Stati membri in 12 aree, valutando anche  i progressi compiuti. I risultati saranno presi in considerazione per il coordinamento delle politiche economiche che saranno adottate a breve termine.

Quanto al mordente del Pilastro, la verità sta, come spesso accade, nel mezzo. Le economie moderne per crescere in maniera duratura e sostenibile devono fondarsi – oltre che su obiettivi e parametri di crescita quantitativa – anche su aspetti che attengono alla qualità e al benessere dei lavoratori. L’uno non può più prescindere dall’altro e, di questo, i policy makers a livello globale sono sempre più consapevoli.

In che modo la proclamazione del Pilastro può favorire la creazione di politiche sociali europee, per esempio un’indennità di disoccupazione paneuropea?

Le proposte formulate dalla Commissione partono dal presupposto che l’Europa può aiutare gli Stati membri nel raggiungimento di obiettivi comuni e di risultati concreti, sia sotto il profilo della protezione sociale dei soggetti svantaggiati, sia per quanto riguarda il rafforzamento economico. È importante che il progresso sociale e il progresso economico procedano di pari passo – e questo  è proprio l’obiettivo prioritario del Pilastro – affinché i cittadini  sperimentino condizioni  di vita e di lavoro dignitose in ogni Stato. Sicuramente la proposta di individuare uno schema europeo per un’indennità di disoccupazione –  formulata dal ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan – si muove in tale direzione.

E per quanto riguarda lo sviluppo di riforme nazionali?

I venti principi prioritari del Pilastro, da un lato, sono ispirati agli impegni che l’UE e gli Stati si stanno assumendo nei riguardi dei cittadini, dall’altro, rappresentano un punto di riferimento ed uno stimolo  per le scelte dei Governi locali. I punti cardine fissati nel Pilastro, che riguardano le pari opportunità e l’accesso al mercato del lavoro, le condizioni di lavoro eque, la protezione sociale e l’inclusione, costituiscono anche un impegno da parte dei 27 Paesi  che hanno sottoscritto la dichiarazione di Roma il 25 marzo 2017,  che punta ad un’Europa  più prospera e competitiva, ma anche sostenibile, socialmente responsabile e solidale. Nelle intenzioni, il Pilastro è destinato a servire da bussola per un nuovo processo di convergenza verso migliori condizioni di vita e di lavoro in Europa. Gli obiettivi sanciti dal Pilastro, tra cui, per citarne qualcuno, la promozione di una formazione e un apprendimento permanente di qualità, il sostegno attivo all’occupazione, la conciliazione vita-lavoro, il lavoro agile, l’assistenza all’infanzia, gli interventi sul reddito di inclusione sono già stati oggetto  di interventi normativi nel  nostro Paese, durante l’attuale legislatura, che ne hanno definito contorni chiari ed efficaci. Bisogna procedere altresì nel rafforzamento degli strumenti e dei soggetti che hanno dato forma all’economia sociale europea, ovvero a politiche che, sostenendo le imprese sociali, possono contribuire ad incrementare sia le occasioni di lavoro che a generare valore sociale condiviso.

La dimensione sociale dell’Ue continua a essere in secondo piano rispetto alla prioritizzazione di politiche economiche prodotte nel contesto del Semestre europeo: quali soluzioni?

L’Unione europea ha sempre avuto una dimensione sociale, strettamente legata alle sue ambizioni economiche. Il miglioramento delle condizioni di lavoro e del tenore di vita e la promozione dell’uguaglianza di genere sono obiettivi centrali dell’UE da quando i trattati di Roma hanno sancito, nel 1957, il principio della parità retributiva tra donne e uomini. Il momento storico e la profonda recessione economica, dalla quale stiamo finalmente uscendo, hanno imposto alle Istituzioni Comunitarie (e a quelle nazionali) di focalizzarsi e concentrarsi – sino ad oggi – sull’approntamento di politiche che avessero a che fare con il rilancio economico dei Paesi membri, stimolandone i consumi e l’occupazione.

Bisogna sicuramente far presente che, sul fronte di una più forte dimensione sociale, molti passi sono stati fatti in questi anni. Pensiamo alla Carta europea dei diritti fondamentali fino ad arrivare agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite: ora l’impegno europeo e internazionale a sostegno dei valori, dei diritti e degli obiettivi sociali fondamentali è più forte che mai . Per questo è essenziale mobilitare risorse e programmi per dare un volto concreto a questa Europa sociale. Penso non solo al già citato “schema europeo di un’indennità di disoccupazione”, ma anche ad un “ Erasmus dell’apprendistato”. Oltre che studiare in un’università europea, occorre offrire a tanti giovani – specialmente delle classi sociali meno favorite – un’occasione di apprendimento professionale e di una lingua diversa da quella del proprio Paese, attraverso il lavoro. Penso anche allo sviluppo che può assumere la recente proposta – ora trasformata dalla Commissione in una bozza di Regolamento – di un Corpo europeo di solidarietà. Se domani alcune centinaia di migliaia di giovani potranno fare un’esperienza di servizio civile volontario in un altro Paese dell’UE per affrontare un’emergenza sociale o ambientale, il Pilastro sociale dell’Europa sarà molto più solido e capace di reggere una vera e propria cittadinanza europea.

http://www.eunews.it/2017/11/17/bobba-pilastro-sociale-europeo-un-punto-partenza/96877