Chiamparino: “Bisogna ricostruire un progetto con i compagni che sono usciti”

Da «renziano prima di Renzi», Sergio Chiamparino ha incassato applausi al Lingotto e ora è lui ad applaudire l’ex premier per la svolta di Torino: «Il passaggio dall’io al noi c’è stato, Renzi ha lanciato un messaggio di maggiore inclusività della leadership».

Il Pd non è più il partito dell’uomo solo al comando?
«Già nell’analisi critica della sconfitta avevamo visto il passaggio a gruppi dirigenti diffusi. Non vorrei autocitarmi, ma anche Fassino, Bonaccini e Serracchiani hanno posto questo tema, segno che Renzi lo ha recepito».

 

D’Alema e Bersani sono stati vigliacchi ad abbandonare la barca in difficoltà?
«L’ho detto dal palco, ma parlavo di me stesso. In un momento in cui il vento per il Pd non soffia più in poppa come alle europee, io che ho vinto alle regionali anche grazie a quel vento mi sentirei un po’ vigliacco a starmene lì a guardare cosa porta il fiume, per poi saltare sulla barca migliore. Non sono d’accordo con Renzi su tutto, ma la battaglia si fa da dentro e trovo paradossale fare la scissione per riportare dei voti nel Pd».

Renzi che ironizza sugli scissionisti col pugno chiuso medita alleanze senza Mdp?
«Bisogna cercare di ricostruire un’area democratica e di sinistra che guardi a quel campo di forze, molto disarticolato, in cui ci stanno Sinistra Italiana e anche i compagni che sono usciti».

Ricucire con D’Alema, Bersani, Rossi e Speranza, anche se Renzi li accusa di aver cercato di distruggere il Pd?
«Al momento attuale mi sembra difficile, però è sbagliato non considerarlo tra gli obiettivi da porsi. Questo non può avvenire sul piano diplomatico, ma attraverso iniziative programmatiche. È l’unica strada e la responsabilità di dire no se la assumano altri. Le alleanze servono a vincere le elezioni recuperando dal non voto e dal voto di protesta».

Ma se il Pd esalta Marchionne, dov’è la svolta a sinistra?
«Capisco chi dice che non possiamo allearci con Verdini, ma cosa ci azzecca un imprenditore come Marchionne, che produce lavoro? La cartina di tornasole sarà il programma. E se il programma guarda all’innovazione, ma anche alla protezione dell’innovazione, può incrociare sensibilità vaste. Penso a quelle forze che si sentono più vicine al mondo del lavoro e degli esclusi, più che della finanza».

Franceschini vorrebbe aprire ad Alfano. E lei?
«Sono per non demonizzare la parola moderato e la parola centro. Ma oltre a promuovere l’innovazione, riordinare la fiscalità e affrontare il debito pubblico, il fine vita completerebbe un percorso di crescita dei diritti».

Quali sono i confini della sua coalizione ideale? Pisapia, Pd, Mdc e poi?
«Non stiamo giocando al meccano, la dislocazione delle forze avverrà nel percorso. Il Pd deve porsi al centro della costruzione di un’area democratica di sinistra e, sulla base del programma, immaginare un soggetto capace di creare egemonia politico culturale. Al Lingotto si è preso atto che bisogna guardare al di là del Pd renziano. Era un passaggio importante e non scontato. Sono soddisfatto. La fase referendaria che ha visto il Pd solo contro tutti, a cominciare dalla sinistra interna, è alle spalle».

L’ex premier la convince anche quando glissa su Consip e spinge sul garantismo?
«Fino a quando non ci siano sentenze definitive non ci può essere nessun meccanismo che porti automaticamente a dimissioni. Poi ci possono essere opportunità politiche che uno valuta di volta in volta, ma è una scelta soggettiva».

Concorda con la decisione di esibire, al Lingotto, Graziano e Nugnes come vittime di cattiva giustizia?
«Al di là dei singoli, che dal palco non sono intervenuti, ci sono state inchieste che hanno messo in discussione anche dei governi e che poi si sono rivelate fondate sul nulla. Ci sono stati magistrati che pensavano di aver scoperto l’inferno e poi l’inferno non c’era».

Luca Lotti, come chiede Emiliano, dovrebbe fare un gesto di generosità?
«Ci ho parlato qualche minuto al Lingotto, era sereno. Se lui si sente la coscienza a posto, non c’è motivo per cui faccia alcun gesto».

Renzi può vincere le primarie al primo turno?
«Se guardo ai sondaggi e al clima del Lingotto penso che lsi risolveranno con una vittoria significativa di Renzi».

Corriere(13-3-17)Chiamparino