Confermate Emodinamica al S. Andrea di Vercelli e Punto Nascite al SS Pietro e Paolo di Borgosesia

Comunicato Stampa: confermate Emodinamica al S. Andrea di Vercelli e Punto Nascite al SS Pietro e Paolo di Borgosesia

Venerdì 19 Maggio 2017 alle ore 21, si è tenuta presso il circolo ACLI di Borgosesia, la conferenza stampa con l’Assessore regionale alla Sanità Antonino Saitta.

Hanno preso parte, a quella che è stata una vera e propria tavola rotonda sul tema della sanità sul territorio vercellese nello specifico della Valsesia, il Sottosegretario di Stato Luigi Bobba, i Consiglieri regionali Giovanni Corgnati e Gabriele Molinari, il Segretario provinciale Pd Gian Paolo De Dominici.

Oltre ad alcuni amministratori locali della Valsesia e ad alcuni candidati per le elezioni amministrative di Borgosesia e Varallo, erano presenti tra il pubblico il Direttore Generale dell’Asl 11 Dott.ssa Chiara Serpieri con il Direttore Amministrativo Avv. Adriano Picco e il Direttore Sanitario Dr. Arturo Pasqualucci.

Dopo una rapida introduzione del Segretario Pd De Dominici, che ha voluto sottolineare l’aspetto speculativo di sedicenti difensori della sanità vercellese e valsesiana che, attraverso l’istituzione di organi inappropriati millantano il credito di scelte figlie di una responsabile politica regionale di risanamento dei conti pubblici che, risanati, permettono maggiore autonomia decisionale, vedasi il “Comitato permanente di sorveglianza e proposta”, recentemente istituito, ha preso la parola l’Assessore alla Sanità.

Saitta ha esordito ribadendo l’importanza dell’appartenere a un partito, il Pd, che si pone obbiettivi generali su temi così importanti essendo la Sanità pubblica una vera e propria conquista.
Abbiamo infatti una Sanità tra le migliori in Europa con cure che vengono erogate indipendentemente dal reddito e dalla provenienza delle persone. Abbiamo cure che sono talvolta costosissime ma bisogna fare lo sforzo di rendere evidente questi enormi costi che ci vengono dati.
L’obiettivo della Regione Piemonte con il mandato di Chiamparino è stato da due anni e mezzo a questa parte di sanare un sistema che conta 57.000 dipendenti e che dal 2011 era commissariato come in Campania nel Lazio e in Sicilia. Essere commissariati significa perdere l’autonomia e il risultato è stato che “a dicembre non sapevamo come pagare i dipendenti. Questo è il quadro che abbiamo ereditato” dice Saitta. “Ma più che soffermarci sulle polemiche ci siamo rimboccati le maniche per rimettere i conti a posto” e in questo quadro non sono stati ridotti i servizi sanitari ma sono state bloccate le assunzioni come unica possibile drammatica soluzione.”
“Abbiamo potuto constatare che aumentare la produzione sanitaria è stato attraente. Va perciò tenuto conto che non potremo più avere un modello di Sanità così come avevamo dieci anni addietro: oggi infatti ci spostiamo dove c’è la maggiore specializzazione anche se ci siamo illusi che avere sotto casa tutto garantisse la sicurezza.”
“Ho iniziato a chiedere al Direttore della Rete Oncologica i dati i delle strutture complesse e dai risultati è emerso che sotto una certa soglia c’è pericolo per la salute, ma ci siamo invece illusi che il servizio sotto casa fosse il migliore”. Occorre quindi puntare sulla mobilità poiché il sistema sanitario lo consente per ricompattare la crescita esorbitante avvenuta in passato che ha portato alla nascita di tante strutture complesse a bassissima produttività.
Puntiamo perciò sulla capacità di attrarre pazienti, sull’eccellenza.
Per questo motivo alcuni reparti oncologici li abbiamo chiusi per garantire sicurezza, che è il nostro obbiettivo centrale.
“Abbiamo i conti strutturalmente a posto ma abbiamo ancora tanto da fare” sottolinea Saitta “abbiamo accantonato però le risorse per ricominciare a fare assunzioni”.
“I113 miliardi che abbiamo del Fondo Sanitario noi li spendiamo bene, c’è il tema dei farmaci innovativi che costano tantissimo” sottolinea Saitta “abbiamo i conti strutturalmente a posto ma abbiamo ancora tanto da fare, abbiamo accantonato perciò le risorse per ricominciare a fare assunzioni” e “abbiamo cominciato a parlare dell’offerta sanitaria che non è adeguata alla domanda” perché “oggi il paziente cronico deve avere sicurezza delle cure 24 ore su 24, i problemi vanno risolti prima di diventare ospedalieri” Pertanto “i cronici hanno bisogno di visite programmate: bisogna prendersi carico del paziente garantendo quanto possibile che i medici di famiglia siano dotati di un minimo di diagnostica” nell’ottica di un potenziamento della rete che oggi è debole.
Saitta interviene anche sul pericolo che un tema delicato come la Sanità venga usato a scopo politico per creare paure e angosce nei cittadini. “Parlare male di ciò che si ha lo penalizza, poiché l’opinione si forma in base a ciò che si dice, occorre pertanto un linguaggio di prudenza. Gli amministratori hanno infatti a disposizione i canali per partecipare alle decisioni: bisogna però avere idee, avere proposte, ma soprattutto il senso del limite di ciò che si può fare”.
Saitta interviene quindi apertamente sulla questione del Punto Nascite di Borgosesia e di Emodinamica a Vercelli: “noi siamo usciti dal commissariamento ma non lo abbiamo sbandierato: laddove nel Piano Sanitario Regionale c’era c’era l’asterisco ora è stato cancellato!”, il Punto Nascite e Emodinamica “ci sono e ci saranno”
“Il tema è pertanto quello di arrivare ad avere un vero sistema sanitario in cui abbiamo ottenuto un abbattimento delle liste di attesa: se ci sono delle liste di attesa così lunghe è perché il servizio erogato è insufficiente. Si stanno facendo gare d’appalto per avere un centro di prenotazione unico regionale così tutti i medici, compreso il privato accreditato, mettono la propria agenda, in modo da poter “pulire” le agende con il risultato che permetterà anche ai medici di famiglia di fare le prenotazioni. Separeremo le prime visite che hanno bisogno di una risposta subito e di una corsia preferenziale”.
“Il sistema sanitario autorevole è quello che sa dare delle risposte” così che “in cinque anni di attività il sistema sanitario piemontese è al secondo posto in Italia dopo la Toscana, anche se il nostro problema è che lo percepiamo poco” ed è per questo che a proposito del personale aggiunge “dobbiamo prendere i migliori”.

Prende quindi la parola il consigliere Molinari, per il quale è poco comprensibile l’idea che un neocostituito comitato possa pensare di ascriversi meriti per quello che è stato fatto dalla Regione “dopo più di due anni e mezzi di programmazione e lavoro quotidiani”. Il consigliere aggiunge poi che “occorre onestà intellettuale da parte nostra, capendo lo sfogo dei cittadini quando temono di perdere servizi importanti. Ma serve anche la stessa onestà intellettuale da parte dei cittadini, riguardo all’effettiva utilità dei servizi e alla necessità di tutelarli. Specie se l’unica reale garanzia per il mantenimento di quei servizi è spesso il loro effettivo utilizzo: sicché colpisce ascoltare affermazioni apocalittiche sui presunti tagli alle eccellenze della Sanità da parte di chi poi magari preferisce farsi curare altrove dal proprio ospedale di territorio, quando non addirittura in altre regioni, anche in situazioni di non particolare complessità”.

Dopo il breve intervento del Consigliere Corgnati e di alcune persone tra il pubblico prende la parola la Dott.ssa Serrpieri che conferma che il piano di rientro che permetterà di superare il tetto per le assunzioni: “le procedure per assumere il personale sono molto lunghe” per risolvere la polemica sul millantato credito circa l’assunzione del Primario di Medicina a Vercelli da parte di un comitato.
“Le cure domiciliari non sono solo le cure palliative ma sono il fulcro delle cure poiché al centro c’è la presa in carico dei pazienti nella loro globalità”. Si stanno riattivando gli sportelli riformando il personale: “le Case della Salute e l’assistenza domiciliare si possono fare solo se i medici collaborano e se non collaborano li possiamo sostituire. Si verifica che noi mettiamo disposizione le strutture, il personale amministrativo, le strumentazioni ma i medici non vengono a lavorare”.

Riprende la parola Saitta per rispondere alle questioni poste dal pubblico ribadendo lo schema del lavoro per dimostrare la coerenza delle scelte e dei passi fatti: “noi non potevamo assumere perché i soldi non c’erano, abbiamo solo potuto ridurre gli sprechi arrivando a150-180 milioni all’anno di risparmio con cui ristrutturare qualche ospedale comprare qualche macchina nuova”.
Torna quindi sui medici di famiglia che “è un tema di grande delicatezza e io sto lavorando per il rinnovo del contratto nazionale” E sulla questione dei ricorsi al TAR che la regione ha dovuto affrontare dice “gli annunci rivoluzionari favoriscono la restaurazione; preferiamo il miglioramento continuo anziché la perfezione che non si compie; quanti ricorsi abbiamo vinto, 150 ricorsi, ma tutto questo lavoro ha avuto il solo effetto di farci perdere tempo”. Ma “abbiamo due Consiglieri in Regione e un Sottosegretario a Roma che ci aiutano senz’altro sul territorio”.

Conclude il Sottosegretario Bobba con tre considerazioni brevissime su quanto enunciato dall’Assessore Saitta: Per prima cosa bisognava mettere insicurezza il sistema dal punto rivista della sua tenuta.
Seconda cosa, dare una maggiore sicurezza al sistema ponendo al centro di esso il malato e quindi pensare alla riorganizzazione stessa del sistema seguendo determinati criteri.
Terza cosa, quella combinazione ottimale, e qui forse siamo in corso d’opera tra specialità e territorialità, tra avere dei bravi specialisti primari che intervengono sulle cose difficili e avere una quotidianità di servizio il più prossima possibile al malato nelle comunità che hanno maggiore disagio per la loro collocazione sul territorio con lo sono le comunità delle valli e delle montagne. Questi i vettori essenziali dell’azione di Saitta.
Due cose che alla fine incidono grandemente sulla percezione del cittadino che son le liste d’attesa e la domiciliarità perché sono dento la quotidianità di vita delle persone, l’approccio ordinario dell’accoglienza per il malato e per la sua famiglia.
La cronicità ha infatti molto a che fare con la rete dei servizi e la combinazione ottimale tra i nostri Consorzi Socio Assistenziari e il lavoro che viene fatto dalle ASL forse ci dovrebbe dare la soluzione complessiva. Occorre anche investire in ricerca, ottenere i migliori medici, fare tutto ciò che occorre perché nella percezione del cittadino sia di fiducia e di affidabilità nei confronti della Sanità pubblica.