Dal terremoto alla povertà: otto sfide per 200 giorni

Sono almeno otto i dossier caldi per il nuovo esecutivo: post-sisma, famiglia, povertà, terzo settore, esteri, immigrazione, finanza pubblica e legge elettorale

Avvenire(13-12-16)sfide

Famiglie

Figli, la vera svolta non è impossibile

Tutte le indagini più recenti sulla condizione economica degli italiani mostrano con grande evidenza una cosa in particolare: che la povertà, o le difficoltà maggiori dovute alla crisi, le vivono le famiglie con figli a carico, soprattutto se minori. Il governo Gentiloni, per quanto breve potrà essere, non può trascurare questo dato. La manovra finanziaria appena approvata ha previsto una serie di interventi positivi nella direzione auspicata: confermati il bonus baby-sitter da 600 euro al mese e il bonus bebè da 1.000 euro l’anno, si sono aggiunti il bonus da 1.000 euro per l’asilo nido e gli 800 euro una tantum per le future mamme. Il primo impegno sarà lavorare perché queste misure trovino conferma.Una razionalizzazione degli interventi fiscali sulla famiglia sarebbe però altrettanto auspicabile, e in tal senso vale la pena ricordare la proposta in Senato di un sussidio universale mensile per ogni figlio a carico. Renzi aveva anche promesso l’avvio del Fattore famiglia dal 2018, cioè di una riforma fiscale per aiutare i nuclei numerosi: questa sarebbe la misura in assoluto più importante, di continuità e di rottura. Diciamo pure la svolta vera. Il Fattore famiglia ha un costo, lo si è sempre detto, eppure 10 miliardi per il bonus da 80 euro ai redditi medi sono stati trovati. Dare alle famiglie con figli la centralità che si meritano è solo una questione di volontà e di coraggio. (Massimo Calvi)

Povertà

Contro la miseria far partire il «Rei»

Fra le priorità più urgenti da affrontare per il nuovo governo c’è certamente la lotta alla povertà. L’ultimo rapporto dell’Istat sulle condizioni di vita e i redditi degli italiani ha evidenziato infatti un ulteriore incremento del rischio di cadere in povertà che interessa oltre 17 milioni di persone, il 28,7% della popolazione. Vittime dell’impoverimento sono in particolare le famiglie con tre o più figli minori e gli abitanti del Mezzogiorno, gruppi per i quali il rischio di cadere in miseria arriva a superare il 50%. Anche la povertà assoluta è aumentata nel 2015 al record di 4,6 milioni di persone, ben il 7,6% dei residenti. Dopo decenni di interventi parziali, a febbraio il governo Renzi ha varato lo schema di legge delega per introdurre il Reddito di inclusione (Rei) contro la povertà, basato su due pilastri: un assegno variabile in base alla condizione familiare e al luogo di residenza; interventi di sostegno per la ricerca del lavoro, la cura e l’inclusione sociale. La legge delega ha ricevuto il primo sì dalla Camera a luglio e da allora è ferma al Senato. Ora si tratta anzitutto di evitare il rischio che altri temi monopolizzino il dibattito in Parlamento, per giungere a una rapida approvazione della legge e poi dei decreti delegati. Per il nuovo strumento in legge di bilancio sono stati stanziati 1,2 miliardi di euro per il 2017 e 1,7 miliardi nel 2018. (Francesco Riccardi)

Terzo settore

Mancano quasi tutte le norme attuative

Attesa da molti anni, la legge delega di riforma del Terzo settore è stata approvata definitivamente alla Camera il 25 maggio di quest’anno. Ma rischia di rimanere in gran parte sulla carta, perché mancano ancora quasi tutti i decreti attuativi, che devono arrivare obbligatoriamente entro un anno dall’approvazione. Un voto in primavera vanificherebbe tutto il lavoro. La legge delega ha dato mandato al governo di riordinare e semplificare tutto il comparto del privato sociale. Compreso il Servizio civile, che è il capitolo che ha più possibilità di concludere l’iter: il Consiglio dei ministri ha infatti approvato in via preliminare, il 9 novembre 2016, il decreto attuativo in materia che deve acquisire i pareri della Conferenza unificata e delle competenti commissioni parlamentari, poi tornare entro 60 giorni in Consiglio dei ministri. Il sottosegretario al Lavoro e welfare Luigi Bobba si dice fiducioso: «Noi continuiamo a lavorare», ha dichiarato a Vita.it. «Abbiamo avuto una riunione del gruppo sul codice del Terzo settore e sul Registro unico, mentre i decreti sugli statuti delle fondazioni, sulle reti e sull’impresa sociale sono quasi pronti: aspettavamo la fine della discussione sulla legge di Bilancio per portarli in Consiglio dei ministri. Spero che il prossimo governo possa completare l’opera. Il tempo non manca, serve la volontà politica. Buttare tutto all’aria ora sarebbe un delitto». (Luca Liverani)

 

Esteri Siria e caso

Regeni i dossier scottanti

Il settore Esteri sarà determinante nella navigazione del nuovo esecutivo. Ci sarà da gestire il nuovo scacchiere internazionale, l’Italia che da sempre si batte, nella Ue, per il recupero della Russia e il superamento delle sanzioni (Gentiloni vanta buoni rapporti col suo ex omologo agli Esteri russo Lavrov) ora trova nel nuovo inquilino della Casa Bianca un alleato in questo. Federazione russa che farà sentire sempre più il suo peso in Medio Oriente, dopo aver determinato il cambiamento delle sorti nella guerra siriana e il ritorno in sella di Bashar al-Assad. Sul quale, però, l’Italia al pari dell’Onu, della Ue e degli Stati Uniti (finché c’è stato Obama) ha sempre manifestato contrarietà. Una partita che si andrà quindi a ridefinire, in Siria, con l’Italia che sarà chiamata a scelte difficili. Come in tutto il Mediterraneo, che registra il sostanziale fallimento delle Primavere arabe, e il progressivo “ritiro” degli Usa, processo che l’amministrazione Trump sembra orientato a implementare. Ci sarà da fare i conti con l’interminabile transizione libica – sulla quale l’Italia si è vista riconoscere un ruolo guida per ragioni storiche e geografiche – e le nuove fibrillazioni in Egitto, dopo il grave attentato al Cairo. L’Italia, se verrà composto il caso Regeni con una piena collaborazione sulle indagini, è interessata a ristabilire buoni rapporti con il regime di al-Sisi, e a nominare il nuovo ambasciatore. (Angelo Picariello)

 

Immigrazione

Regole di Dublino il primo impegno

La riforma del cosiddetto sistema Dublino in chiave europea, in chiave interna la redistribuzione nei comuni. la nuova legge sulla cittadinanza e la nuova legge sull’accoglienza dei minori non accompagnati. Questi i principali nodi nell’agenda del nuovo governo alla voce immigrazione. La riforma del sistema di accoglienza europeo – Gentiloni dopo gli anni alla Farnesina lo sa bene – è strategica per l’Italia, quest’anno tornata a superare la Grecia per numero di arrivi dopo la chiusura della rotta balcanica con l’accordo tra Ue e Turchia. Il sistema Dublino prevede in sostanza che i richiedenti asilo restino nel Paese di arrivo, che deve prendere le impronte digitali e assisterli nell’iter della domanda. Il fallimento dei ricollocamenti nel 2016 rende urgente un accordo. Sul fronte interno, l’esecutivo dovrà affrontare il problema della redistribuzione dei nuovi arrivi nei Comuni e a due leggi importanti per i bambini. In Senato giace la nuova legge, basata sullo ius soli temperato, che concede la cittadinanza a chi è nato in Italia da genitori regolari e a quelli ricongiunti che abbiano compiuto nel Belpaese un ciclo di studi. Infine la riforma dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati per far fronte a un’emergenza. Quest’anno gli arrivi di under 18 soli (oltre 20.000) sono raddoppiati. Molti, troppi proseguono il viaggio in balia dei trafficanti. (Paolo Lambruschi)

 

Finanza pubblica

Conti a esame Ue e il contratto Pa

Nel governo quasi fotocopia, un punto fermo è la permanenza di Pier Carlo Padoan all’Economia. Logica conseguenza del fatto che anche nel nuovo esecutivo il dossier centrale, da cui dipenderanno a catena molte altre scelte, resta quello da lui già impostato con la Commissione Europea in materia di conti pubblici. Bruxelles, infatti, ha praticamente sospeso fino al prossimo marzo il giudizio definitivo sulla manovra per il 2017. Sarà in primavera che verrà monitorato se serviranno o no delle «misure aggiuntive» (chieste anche ad altri 7 Paesi), come affermato dall’Eurogruppo il 5 dicembre. La Commissione contesta al governo italiano il fatto che, a fronte della richiesta di ridurre il deficit strutturale (che non tiene conto di fattori ciclici e una tantum) nella misura dello 0,6% del Pil, la manovra lo aumenta invece dello 0,4. Il divario è forte (un punto di Pil sono 16 miliardi), ma di fatto Bruxelles chiede una correzione di circa 5 miliardi; e, secondo alcune voci, potrebbe accontentarsi alla fine di meno di 2 miliardi. In ogni caso c’è ora una trattativa da fare. Un’altra urgenza è definire il quadro normativo per chiudere il rinnovo del contratto degli statali: è il testo unico del pubblico impiego, da approvare entro la scadenza di febbraio. Passo necessario dopo che il 30 novembre governo e sindacati hanno siglato un’intesa-quadro per un aumento di 85 euro lordi a regime, dal 2018. (Eugenio Fatigante)

 

Legge elettorale

Chigi “mediatore” dopo il 24 gennaio

La data chiave del prossimo scorcio di legislatura è il 24 gennaio, quando la Corte costituzionale deciderà se e come correggere l’Italicum, la legge elettorale ora in vigore per la Camera dei deputati. La Consulta potrebbe tagliare alcune parti della legge perché incostituzionali. Nel mirino soprattutto il premio di maggioranza e il ballottaggio. Tuttavia, l’intervento della Corte potrebbe non essere sufficiente per consentire all’Italia di andare alle urne in tempi brevi. Infatti, al Senato è tuttora operativa un’altra legge elettorale, il Consultellum: anche questo sistema di voto è stato “scritto” dalla Consulta con la sentenza attraverso la quale si dichiarò incostituzionale il Porcellum. Un gran bel ginepraio, dunque. L’ipotesi più accreditata è che la maggioranza aspetti la Corte e poi provveda ad “armonizzare” l’Italicum ritoccato con le norme ora attive per il Senato. Possibile, ma meno realistica, l’ipotesi che il Parlamento “preceda” la Corte costituzionale e vari in tempi-record nuove regole organiche per il voto nelle due Camere. Nelle ultime ore, come via d’uscita emergenziale, si è fatto spazio nel dibattito anche un ritorno al Mattarellum. La legge elettorale è materia parlamentare, ma l’esecutivo Gentiloni avrà il compito politico di “accompagnare” politicamente i partiti nella difficile trattativa.

(Marco Iasevoli)

 

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