De Rita: “Bisogna ritrovare lo stesso spirito degli anni Sessanta”

Giuseppe De Rita, presidente del Censis, è cauto e un po’ scettico. «Il vero servizio civile era quello che si faceva negli anni Cinquanta e Sessanta. Nel tempo ha perso via via la sua ragion d’essere, ed è diventato un modo come un altro per distribuire un po’ di soldi ai giovani. Rilanciarlo oggi, alla luce degli scandali che hanno travolto onlus e cooperative, è un gesto ardito che speriamo funzioni ».

De Rita, lei non crede alla funzione etica del servizio civile, soprattutto per i giovani?
«Ci credo soltanto in parte, visto come è stato utilizzato nel nostro paese. Devo dire però che il mio giudizio è viziato sia dall’esperienza personale, sia dall’averne sentito parlare troppo e non sempre in modo pertinente».
Ma lei ha fatto il servizio civile?
«Sì, nei lontanissimi anni Sessanta: ricordo alcuni campi di lavoro in Inghilterra, la costruzione di una scuola a Locri. Allora si faceva veramente qualcosa».
Però molti volontari oggi svolgono una funzione importante di supporto agli anziani, alle persone disabili.
«Compiti che avrebbero bisogno di personale specializzato, non di semplici volontari, che magari non sanno veramente come si supporta un malato o un portatore di handicap. Voglio dire che anche nel servizio civile ci vorrebbero competenze migliori. Altrimenti è una semplice supplenza di welfare con manodopera a basso costo. Però le strutture che dovrebbero formare questi giovani, ossia i “tramiti” attraverso i quali il servizio civile eroga servizi, sono oggi al punto più basso della loro fama».
Lei si riferisce agli scandali recenti legati ad alcune cooperative?
«E come non pensarci? Il terzo settore ha fatto errori terribili».
Guadagnare poco meno di cinquecento euro al mese facendo solidarietà può essere però una esperienza.
«Sì, certo, non voglio negarne il valore, soprattutto in tempi così avari di lavoro. Però se penso ai ventenni che conosco, alla loro vitalità, credo che preferirebbero avere un po’ di soldi per avviare una start up, o per iniziare qualcosa che abbia a che fare con la loro professione. Poi, ripeto, ci vuole formazione: se devi accompagnare un cieco devi saperlo fare».
Insomma lei teme situazioni opache.
«È quello che è accaduto fino ad ora, sia quando il servizio civile era un’alternativa alla Leva, sia in anni recenti, quando è diventato un modo per distribuire qualche soldo ai giovani. Era molto diverso agli inizi, si andava veramente a costruire, ad aiutare. Però vediamo cosa accade: magari con regole più certe questo volontariato pagato può tornare ad essere una risorsa».