Del Conte: “Un intervento strutturale costerà un miliardo l’anno allo Stato”

Il direttore di Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro: “Funziona il bonus per le regioni del Sud. Già 90 mila assunzioni di cui 80 mila stabili”

Contributi dimezzati alle imprese che assumono giovani. Nel 2016 non hanno fatto miracoli. Perché stavolta andrà meglio?
“Perché non è una manovra spot”, risponde Maurizio Del Conte, direttore di Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. “E non può generare alcun tipo di bolla. Anzi è una misura proprio contro l’effetto bolla, la rincorsa delle imprese all’incentivo che scade. Il costo previdenziale viene ridotto del 50%, se si assume a tempo indeterminato. E non scade: è per sempre e per tutti. Una caratteristica cruciale che differenzia questo dagli sgravi del 2015 e 2016″.

Quanto costa allo Stato?
“Non abbiamo ancora un conto definitivo. Dipende dalla fascia di età che verrà agevolata, se under 29 o 32. Dipende anche dall’ammontare della decontribuzione: dovrebbe essere fino a 4.030 euro (la metà dello sconto pieno, ndr). Comunque non si scenderà sotto al miliardo. Né si salirà sopra i due”.

Ragionevole immaginare 300 mila assunzioni?
“Si tratta di una platea potenziale, l’effetto massimo possibile. Ragionevole “.

Confindustria dice però che 10 miliardi in tre anni garantirebbero 900 mila assunzioni…
“Mi sembra una cifra fuori dalle disponibilità finanziarie attuali. Questo incentivo serve soprattutto a indirizzare la domanda di lavoro sui giovani in un mercato sbilanciato verso i più anziani. Il dualismo non esiste, non vedo una guerra generazionale”.

E la misura che avete in cantiere servirà a riequilibrare i pesi?
“L’esperienza ci ha dimostrato che gli sconti semplici e mirati funzionano. Il bonus Sud varato all’inizio legislatura ha registrato uno scarso tiraggio perché prevedeva verifiche complesse sui saldi occupazionali. Quello attuale va invece molto bene: già 90 mila assunzioni nei primi sei mesi, di cui 80 mila stabili, tra giovani Neet e lavoratori svantaggiati del Sud”.

L’assegno di ricollocazione, sperimentato per ora solo tra 30 mila disoccupati, invece va meno bene. Perché?
“Per tante ragioni. Essenzialmente tre. L’assenza di una campagna informativa capillare, impossibile da fare per una misura sperimentale. La paura dei lavoratori di perdere la Naspi, se rifiutano un’offerta di lavoro “congrua” secondo la legge. E infine perché ora è il lavoratore che cerca l’operatore e non il contrario”.

Contate di intervenire su questi tre nodi, prima che l’assegno entri a regime ed esteso ad altri 400-500 mila disoccupati?
“L’obiettivo è proprio questo. Faremo molta informazione. Cambieremo la definizione introdotta dalla legge Fornero, secondo la quale è “congruo” un lavoro retribuito almeno al 20% della Naspi. Ma la Naspi decresce nel tempo. Così da costringere il lavoratore ad accettare lavori pagati poco per non perderla. E poi proveremo a rendere automatico l’invio dei dati sui disoccupati agli operatori sia pubblici che privati convenzionati. Insomma, vogliamo smontare la preoccupazione dei lavoratori e la loro diffidenza verso questo strumento nuovo”.

Nel 2018 vanno a scadenza i vecchi incentivi all’assunzione, quelli pieni del 2015, per 1,5 milioni di lavoratori. Ci sarà un effetto tappo sui nuovi ingressi?
“Le imprese sanno benissimo che gli sgravi scadono. Ma quello che conta è il fatturato. Se l’azienda gira, gira. Non ci saranno né tappi, né licenziamenti”.

http://www.repubblica.it/economia/2017/09/06/news/del_conte_un_intervento_strutturale_costera_un_miliardo_l_anno_allo_stato_-174762855/

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