Gentiloni: stabilizzare il numero dei volontari in servizio civile

Lunedì 25 settembre a Roma l’incontro del Servizio civile universale, presenti il presidente del Consiglio e il ministro Giuliano Poletti per il quale siamo «Primi in Europa con uno strumento di elevato valore etico». Per il premier un «modo concreto per difendere la nostra Patria»

Il Servizio civile «è un modo concreto per difendere la nostra Patria». A dirlo il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ieri a Roma all’Auditorium Parco della Musica ha chiuso l’incontro con i protagonisti del Servizio civile universale. «C’è chi la difende nelle missioni internazionali di pace con le divise e c’è chi la difende facendosi onore in Italia o in altri Paesi con l’attività del Servizio civile ed è un’attività nobile alla quale dobbiamo rendere omaggio, anche perché molto spesso viene fatta all’estero» ha continuato Gentiloni. «È un pezzo d’Italia che quando vai in giro all’estero riconosci come tua nel modo più diretto, più straordinario, di cui sei fiero e sei orgoglioso. È quel pezzo d’Italia che racconta di un Paese generoso», ha detto ancora il presidente del Consiglio, ricordando i recenti elogi all’Italia del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker («con la vostra generosità avete salvato l’onore dell’Europa»), per l’attività svolta per gestire i flussi migratori. Il premier ha anche ricordato la necessità di stabilizzare il numero annuo dei volontari «dobbiamo impegnarci a render stabile l’impegno per il servizio civile che quest’anno ha raggiunto i 50mila, un record di cui andare fieri»

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L’incontro di lunedì pomeriggio a Roma è stato aperto dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti che ha ricostruito la storia del servizio civile ripercorrendone le principali tappe fino all’ultima riforma. Un percorso iniziato 45 anni fa «con la legge 772/ 1972, che introdusse nel nostro ordinamento la facoltà di adempiere al dovere costituzionale di difesa della Patria con gli strumenti della solidarietà, della cittadinanza attiva, dell’impegno civico», ha ricordato il ministro. Una delle tappe fondamentali, ha ricordato ancora Poletti, fu la legge istitutiva del Servizio civile del 2001 fu il «primo Servizio Civile d’Europa organizzato su base volontaria, al quale hanno fatto seguito quello francese nel 2006 e quello tedesco nel 2011». Le cifre parlano chiaro: dal 2001, oltre 380mila giovani hanno prestato Servizio Civile, impegnati in progetti di varia natura: assistenza, protezione civile, tutela dell’ambiente e dei beni culturali, educazione alla cittadinanza, cooperazione internazionale e pace nel mondo.

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Il ministro ha pure ripercorso l’azione che, negli ultimi quattro anni, il Governo ha realizzato in tema di Servizio Civile. L’esecutivo, ha ricordato, «si è mosso lungo tre direttrici precise: il rilancio, la sperimentazione di differenti forme di organizzazione del Servizio e la riforma dell’istituto nel suo complesso». Un percorso inedito in ogni altra Nazione a conferma, una volta di più, del primato dell’Italia in materia di Servizio Civile.
Poletti ha anche ricordato i tagli al bilancio dello Stato, effettuati a causa della crisi economica, che avevano colpito pesantemente il Servizio Civile, in particolare nel biennio 2012/2013. Proprio la necessità di diversificare le fonti di finanziamento ha condotto l’attuale Governo a esplorare strade inedite che rappresentano autentiche innovazioni. La più evidente è stata l’inserimento del Servizio Civile Nazionale nel programma europeo “Garanzia Giovani”.

Alla tavola rotonda con i volontari, moderata dalla conduttrice televisiva Geppi Cucciari, hanno partecipato, tra gli altri, Giovanni Bastianini, presidente della Consulta Nazionale per il Servizio Civile Universale, e Luigi Bobba, Sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
È stato l’onorevole Bobba a tracciare il bilancio degli anni più recenti. «Abbiamo compiuto a passo spedito un importante percorso di riforma». Nonostante questo traguardo storico, ha proseguito il Sottosegretario, gli obiettivi per il futuro non mancano: «Vogliamo dare un respiro europeo all’esperienza del Servizio Civile, legare la sua esperienza a ciò che avverrà dopo nel mondo del lavoro, aprire il Servizio ai giovani che non hanno opportunità. Il nostro è far dire a tutti i volontari: ne è valsa la pena!», ha concluso Bobba.

Per Giacomo D’Arrigo, direttore generale dell’Agenzia nazionale giovani, il messaggio del presidente del consiglio ai giovani è di grande concretezza e attenzione. «Il servizio civile universale recentemente riformato si affianca al Corpo europeo di solidarietà che coinvolge giovani italiani ed europei per progetti che riguardano tutti i paesi dell’Unione. Sono progetti innovativi e strategici che hanno come comune denominatore l’entusiasmo e la voglia di partecipazione di tantissimi ragazzi» continua D’Arrigo. «Spiace che a volte i giovani vengano dipinti come “bamboccioni”: sono invece molti coloro che attraverso queste iniziative si rendono protagonisti, aumentano competenze e coscienza civica e in molti casi hanno il primo “assaggio” di cosa è la nostra patria comune, l’Europa».

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