Giovani assunti al 90% nel settore tecnologia. E l’apprendistato vola

Un investimento regionale che riguarda nuove professioni insieme a mestieri classici

Michelangelo Bonessa, Il Giornale.it, Sab, 18/02/2017

Lara, Alessandro e Gabriele, rispettivamente 26, 19 e 17 anni, hanno trovato lavoro grazie a una forma di apprendistato, quel periodo di studi in azienda parte del programma didattico e reso obbligatorio due anni fa con la legge 107. Sono stati tra i protagonisti degli stati generali della formazione professionale lombarda, ieri sotto il palazzo sede della Regione. Un’iniziativa che dal 2013 al 2017 ha coinvolto 360mila studenti per un investimento regionale di 1,3 miliardi di euro. E che l’assessore lombardo alla Scuola Valentina Aprea ha benedetto come «una nuova alleanza tra scuola e lavoro».

I tre ragazzi sono solo un esempio di migliaia di giovanissimi. Una lavora con i fiori, uno è diventato insegnante a sua volta nel campo del turismo di lusso e il terzo fa il panettiere da «Eataly». Impieghi spesso sottovalutati: molte imprese cercano proprio qualcuno «per quei lavori che nessuno vuole più fare» specificano i responsabili della catena di Oscar Farinetti. E non ci sono solo i lavori classici, ma anche molti nel campo delle nuove tecnologie e nella chimica per i prodotti di bellezza: in questi campi il tasso di assunzione per i ragazzi supera abbondantemente il 90%. Anche per questo Giorgio Mulè, direttore di Panorama e moderatore degli stati generali, ha chiesto ai rappresentanti del governo se non sia possibile una deroga «sul lavoro minorile, quando inserito in un percorso certificato».

Aprea, così come il direttore dell’ufficio scolastico regionale Delia Campanelli e altri rappresentanti istituzionali, hanno enumerato i successi del «modello Lombardia» regione dove «in controtendenza col dato nazionale, i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) si confermano prima scelta per molti studenti in uscita dal primo ciclo: 13mila per l’anno scolastico 2017-2018». Senza dimenticare il numero degli apprendisti che è passato da 110 nel 2013 a 2,600 del 2016.

Marco Leonardi, consigliere economico di Palazzo Chigi, e Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione, hanno replicato che gli ottimi risultati registrati in Lombardia sono merito delle riforme e delle risorse rese disponibili da Roma. Poi hanno sottolineato più volte che per il fallimento del referendum del 4 dicembre ormai «le Regioni devono fare le Regioni e lo Stato lo Stato». Quindi il modello lombardo è esportabile fino a un certo punto, perché una rete di scuole e imprese come sotto il Pirellone nelle altre regioni è possibile solo se interviene Roma. Luigi Bobba, sottosegretario del ministero del Lavoro presente alla celebrazione, ha affermato a sostegno dell’iniziativa che «per combattere la disoccupazione bisogna puntare sulle competenze» affinché «i giovani non cadano nel limbo dei Neet». E poi ha difeso i voucher come «strumento per far emergere il nero» e invitando a rivederli ma «senza buttare via il bambino con l’acqua sporca».

Per alcuni l’alternanza scuola lavoro è l’unico mezzo per riavvicinare due mondi che negli anni si sono molto allontanati: «L’anno scorso – ha ricordato Giovanni Brugnoli, vicepresidente per il capitale umano di Confindustria – le aziende italiane non hanno trovato all’interno del 40 per cento di giovani disoccupati 60mila figure professionali di cui avevano bisogno». Teoria sostenuta anche da molti presenti come Diego Montrone della scuola di formazione Galdus, o Anna Zottola della Fondazione Minoprio. Così come dalle aziende che hanno aderito a questo sistema duale come la Europizzi, finissaggio tessile, o la Compo Italia, florovivaisti.