Giovani: per un Italia solidale

Intervento di Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali all’incontro

Giovani: per un Italia solidale

 

Montecitorio, 2 giugno 2017

Cara Presidente Boldrini,

Carissimi giovani tutti,

Cari responsabili delle diverse realtà associative,

anche quest’anno per iniziativa della presidente della Camera Laura Boldrini, si rinnova questo appuntamento, questo incontro proprio nel giorno della Festa della Repubblica.

Avete avuto oggi un’occasione speciale per entrare in questa Aula che racconta la storia della nostra Repubblica. E dove coloro che vengono democraticamente eletti dai cittadini, hanno il compito di preparare e approvare le leggi che regolano la nostra convivenza civile.

La bellezza e la solennità di questa Aula, ben si accordano con quanto dice la nostra Costituzione ovvero che i cittadini a cui sono state affidate funzioni pubbliche “hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”. Parole severe che debbono sempre caratterizzare il mandato che i cittadini affidano ai loro rappresentanti.

E proprio in questa Aula, circa un anno fa è stata approvata la riforma del Terzo Settore e del Servizio Civile universale. Una legge che impegna le istituzioni della Repubblica a “favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati nello svolgimento di attività di interesse generale”; cioè a sostenere, facilitare e incoraggiare tutti coloro che – come voi -  quotidianamente lavorano per costruire un’Italia solidale, come recita il titolo di questo nostro incontro. Associarsi liberamente per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale rappresenta uno dei modi per contribuire a far vivere il valore della solidarietà nella vita quotidiana delle nostre comunità, favorendo l’inclusione sociale dei soggetti più deboli e migliorando la qualità del vivere di tutti. Risulta pertanto vero quanto ha scritto un grande studioso da poco scomparso,  Zygmunt Bauman: “Normalmente si misura la tenuta di un ponte a partire e dalla solidità del suo pilastro più debole. La qualità  umana di una società dovrebbe essere misurata dalla coesione sociale dipende a partire dalla qualità della vita dei più deboli”.

Ora che la riforma del servizio civile è legge della Repubblica abbiamo il compito di realizzare il “servizio civile universale”, ovvero di dare a tutti i giovani l’opportunità di dedicare  – sulla base di una scelta volontaria – un anno della loro vita per la formazione all’impegno civico e volontario, per realizzare opere e progetti per il bene comune e per l’acquisizione di nuove competenze per la vita professionale e lavorativa.

In questi anni – dal 2014 in poi – queste opportunità sono cresciute. Da meno di un migliaio nel 2014 siamo arrivati al bando aperto pochi giorni fa, che consentirà a più di 50.000 ragazzi di svolgere il servizio civile tra il 2017 e il 2018. E voglio qui anche dare una buona notizia. Grazie anche alla sensibilità e all’attenzione della Sottosegretaria Maria Elena Boschi, sono state assegnate risorse aggiuntive per poter finanziare tutti i progetti risultati idonei: per altri 1000 giovani si apriranno le porte del Servizio civile. Ancora proprio pochi giorni fa,  è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Interno e il Ministero del Lavoro per consentire – con risorse comunitarie espressamente dedicate ai migranti -  a 3000 giovani titolari di protezione internazionale di poter fare servizio civile maturando così un impegno civico a favore della nostra comunità e facilitando il processo di integrazione nel Paese. Voglio infine sottolineare la prospettiva europea. Sono presenti qui giovani che hanno svolto il Servizio volontario europeo e altri che,  attraverso l’Agenzia nazionale giovani, hanno partecipato a progetti Erasmus. Ebbene il nuovo Servizio civile universale prevede la possibilità di svolgere alcuni mesi di servizio in un altro paese dell’Unione Europea. Un modo per rafforzare quella costruzione di una cittadinanza europea nel cuore, nella testa, nella coscienza dei giovani. Pensate come sarebbe bello se tutti – ma proprio tutti – i giovani europei attraverso gli studi, attraverso il lavoro e la formazione professionale, attraverso il servizio civile e altre esperienze associative potessero vivere un tempo della loro giovinezza e della loro formazione in un paese europeo diverso da quello di origine. Una spinta potente a realizzare quel sogno europeo che i padri fondatori proprio 60 anni fa codificarono nei trattati firmati proprio qui a Roma. Qualche settimana fa alla domanda: “Qual è la frase che rappresenta meglio il tuo anno di servizio civile? Marco ha risposto: “Ne è valsa la pena”.

Ecco l’augurio è che al termine del vostro servizio civile possiate dire senza esitazioni: “Si, ne è valsa davvero la pena”.

Discorso 2 giugno