Guzzetti: «Un welfare da ripensare Al centro i bisogni sociali»

l presidente della Fondazione Cariplo: «Una preoccupazione che non deve fare dormire la notte; così la politica riacquista la fiducia dei cittadini».

«Dobbiamo riprogettare il sistema del welfare italiano e le parole chiave devono essere: comunità, innovazione, coesione sociale». E poi: «In cima ad ogni programma di governo deve esserci il tema dei bisogni sociali. Una preoccupazione che non deve fare dormire la notte». Giuseppe Guzzetti da vent’anni presiede la Fondazione Cariplo, la più grandi realtà filantropica del Paese che si occupa di povertà, minori, stranieri, anziani, donne in difficoltà, arte, ambiente, giovani, ricerca, periferie. Guida una squadra «di persone preparate e molto motivate che sono il segreto di questo ente». In tanti anni la Fondazione non si è limitata a distribuire fondi (3 miliardi) e sostenere progetti: «Ogni volta – puntualizza – cerchiamo di sperimentare strade nuove per rispondere alle domande di aiuto sempre più numerose e diversificate». Avvocato («L’unico mio cruccio è aver trascurato la professione che ho amato tanto») e dopo una carriera impegnata nelle istituzioni, Guzzetti nel ‘96 aveva deciso che la vita di partito non faceva più per lui. Democristiano della Base, la sinistra dc di Giovannino Marcora, guai a toccargli lo scudocrociato: «Fosse stato per me andava messo in una bacheca e basta, perché tutto quello che è venuto dopo non c’entrava più con la nostra storia». Energico e deciso, 82 anni affrontati «curando quello che mangio e facendo un po’ di tapis roulant nel week end (pare macini chilometri da record ma è un suo segreto), Guzzetti approva i contenuti del decreto anti-povertà: ma lancia il tema del nuovo welfare.
Cosa è cambiato nelle politiche sociali?
«Una volta gli Stati potevano seguire le persone dalla culla alla tomba, come diceva il ministro inglese William Beveridge. Oggi è impossibile perché da una parte la crisi ha tagliato le disponibilità economiche. Al tempo stesso i bisogni sono aumentati e le situazioni di rischio sociale sono condizionate da molteplici nuovi fattori come l’invecchiamento della popolazione, l’immigrazione e così via».
Cosa fare?
«Cominciamo a cambiare la mentalità. Proponevo la parola comunità perché il tema del welfare va vissuto come responsabilità comune della società. E poi bisogna sperimentare modelli nuovi che abbiano un denominatore comune: quello di partire dal basso».
In che senso?
«Dal 2014 con la Fondazione Cariplo abbiamo attivato il tema del welfare di comunità e innovazione sociale. Abbiamo messo a disposizione 30 milioni per il triennio e abbiamo raccolto idee. A chi ha presentato le migliori abbiamo chiesto un progetto e intorno a ogni tavolo hanno lavorato insieme l’istituzione pubblica, l’associazione di volontariato, la scuola, il comitato di quartiere e l’azienda. A oggi siamo a 140 idee di innovazione, sono stati finanziati 27 progetti triennali che coinvolgono quasi 400 soggetti. E sa cosa è successo? Che a fronte dei nostri 30 milioni di euro, i progetti ne muoveranno alla fine 67».
Dove sta l’innovazione?
«Innanzitutto nel fatto che sono cambiati i rapporti tra pubblico e privato-sociale. In secondo luogo stanno nascendo nuove alleanze con il mondo delle aziende che hanno scoperto il valore economico, oltre che di immagine, della responsabilità sociale. Un tema che fino a pochi anni fa riguardava solo alcune grandi imprese considerate lungimiranti, ma che oggi si estende anche a imprese di piccola e media grandezza e a piccoli artigiani consapevoli del fatto che, fra le altre cose, il welfare aziendale fidelizza i dipendenti. Infine direi che siamo alla valorizzazione del welfare territoriale, che poi è quel tentativo di ripartire dalla base».
I cittadini come sono coinvolti?
«Siamo un popolo di persone generose. Ci mobilitiamo per il terremoto del centro Italia e per lo tsunami a migliaia di chilometri di qui: dobbiamo ricominciare a farlo anche per il nostro vicino. E in questo senso si aggiunge il tema della coesione sociale che noi avevamo sperimentato con l’idea dell’housing sociale».
Ma la politica è in grado di gestire questi cambiamenti?
«La politica deve riconquistare la fiducia dei cittadini e può farlo solo mettendo al centro i problemi delle persone. Bisogna risanare i problemi sociali, e occuparsi della disoccupazione giovanile: dove va un Paese che toglie speranza ai giovani? Noi abbiamo tentato un percorso con Cariplo Factory e i risultati sono stati eccezionali: i giovani hanno voglia di fare, creatività, sanno lavorare in squadra e chiedono solo opportunità».
Qual è la questione più urgente?
«La povertà e abbiamo proposto un piano per Milano che vorrebbe essere un modello. Ma è possibile che ci siano bambini che non hanno da mangiare, oggi, in Italia? No, questa è davvero una cosa intollerabile».

http://www.corriere.it/economia/17_marzo_12/welfare-ripensare-centro-bisogni-sociali-517c73a2-075e-11e7-96f4-866d1cd6e503.shtml

 

Corriere(13-3-17)Guzzetti