il 2018 anno di svolta per l’impresa sociale

La revisione della legge sull’impresa sociale è stata uno dei capisaldi della riforma del Terzo settore licenziata dal governo la scorsa estate. Le numerose novità introdotte al riguardo dalla riforma sono uno dei motivi che autorizzano a ritenere che possa essere alle porte nel nostro Paese una nuova, grande stagione per le imprese sociali e in generale per l’economia sociale. «Ma non si parte da zero, siamo all’anno uno», ha detto ieri Stefano Granata, presidente di Gruppo Cgm (la più grande rete di imprese sociali in Italia), intervenendo alla partecipatissima giornata di incontri organizzata a Milano da Cgm insieme a Social Impact Agenda per l’Italia, Innovare per Includere e il magazine Vita. Intitolata appunto ‘Impresa sociale anno uno’.

Nell’economia sociale, infatti, l’Italia ha un patrimonio probabilmente senza eguali al mondo. A dirlo sono i numeri, come quelli freschissimi dello studio ‘Valore e potenziale dell’impresa sociale’ curato da Paolo Venturi, direttore di Aiccon (il centro studi dell’Università di Bologna sull’economia sociale). A spingere l’economia sociale in Italia c’è una sorta di ‘carica dei (quasi) 100mila’: sono 93mila i soggetti che si considera operino nel nostro Paese nel settore dell’imprenditoria sociale. Si tratta di cooperative sociali (circa 17mila), imprese sociali ex-lege (1.874), organizzazioninon profit market-oriented

(quasi 12mila), imprese profit che però operano nei settori dell’impresa sociale (circa 62mila), start-up innovative a vocazione sociale (160) esocietà benefit (131), in merito alle quali va ricordato un altro primato dell’Italia: siamo l’unico Paese al mondo – al di fuori degli Stati Uniti, dove è nato il fenomeno delle benefit corporation a cui lesocietà benefitsono ispirate – ad averle inserite in ordinamento. Ma c’è di più, perché considerando le cooperative sociali (che con la Riforma sono divenute imprese sociali di diritto), tra 2011 e 2015 si vede che sono aumentate del 30%, con addetti cresciuti da 320mila e 383mila. In altre parole, l’impresa sociale funziona. È resiliente. Tiene in equilibrio la dimensioni sociale, economica e ambientale. Insomma, è motore di sviluppo sostenibile. E allora sta qui la nuova, grande sfida: fare leva sull’impresa sociale per «restituire all’imprenditorialità autentica – ha affermato Venturi – unorizzonte che non è il mero profitto, ma l’interesse generale della collettività ». Come? Ad esempio «lavorando sulle connessione fra le reti dell’economia sociale – ha sottolineato Granata – e quelle di mondi che oggi non intersecano il Terzo settore». Per Giovanna Melandri, presidente di Social Impact Agenda per l’Italia, una svolta fondamentale sarebbe «creare un

outcome fund nazionale, un fondo per l’innovazione sociale». Sul punto, ha detto, si sta dialogando con la commissione Bilancio della Camera in relazione alla possibilità di presentare un emendamento in legge di Stabilità. Sarebbe un ulteriore motivo per credere che il 2018 possa davvero essere l’anno uno dell’impresa sociale in Italia.

Andrea Di Turi

Avvenire(15-12-17)impresasociale