Il lavoro

Le politiche del lavoro devono oggi tener conto delle trasformazioni dovute al processo di| globalizzazione nonché alle innovazioni tecnologiche che esigono mobilità e flessibilità. Tuttavia la flessibilità, per essere politicamente sostenibile, richiede il rispetto di quelle regole di tutela del lavoratore senza le quali si apre la strada ad una precarizzazione moralmente inaccettabile. Per combattere la disoccupazione e il lavoro nero non serve allargare l’universo già crescente dei “lavoratori atipici” (che già oggi sono 4 milioni, più del 16% degli occupati), ma occorre rafforzare la stabilità attraverso la promozione di uno “statuto dei nuovi lavori” ormai indispensabile

Le mie proposte:

Ridurre il cuneo fiscale, aumentando i soldi che vanno direttamente nella busta paga del lavoratore. Sappiamo, infatti, che i benefici che si possono ottenere con la riduzione del “cuneo fiscale” sono connessi con la competitività delle imprese e per questa via, anche se non in maniera diretta, con la possibilità di creare nuova occupazione.

Estendere gli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori in modo da garantire un livello essenziale di sicurezza nei periodi di interruzione dei rapporti lavorativi. È indispensabile assicurare la ricomposizione dei segmenti di impiego dipendente o autonomo agli effetti della carriera assicurativa, accompagnando i periodi di mobilità con attività di formazione o tutoring in vista del reimpiego.

Poiché nella nostra società della conoscenza si richiedono ai lavoratori sempre di più nuovi saperi e nuovi alfabeti, proponiamo l’adozione del credito formativo fiscale che consente al lavoratore di dedurre fino al 40% i costi di determinate tipologie di attività formative che egli stesso decide di intraprendere.

Dare ai Comuni la gestione dei servizi per l’impiego. Il soggetto che è il baricentro delle politiche locali del lavoro e dei servizi sociali, è totalmente ignorato dalle leggi vigenti.

Promuovere un testo unico sulla sicurezza del lavoro: 1400 persone circa muoiono ogni anno, in Italia, sul lavoro. E i danni alla salute derivanti dall’esposizione ai rischi di infortunio e di malattia per ragioni professionali sono stati stimati oltre 25 miliardi di euro, una cifra che si avvicina al 2% del Pil.