IL PREMIO NOBEL PER LA PACE ALL’UNIONE EUROPEA

Oggi per l’Europa è una bellissima giornata. Per noi europei, un giorno straordinario! Il riconoscimento che il comitato Nobel ha fatto, assegnando all’Unione Europea il premio 2012 per la Pace, fa superare anche la fatica della dura crisi economica presente. Anzi, è proprio la motivazione che, ripercorrendo le difficoltà superate (tre guerre in 70 anni tra Francia e Germani che oggi sono partner – negli anni ’80 ritorno alla democrazia di Grecia, Spagna e Portogallo e dopo la caduta del Muro dei paesi dell’Est – processo di riconciliazione nei Balcani con la prossima ammissione anche di Croazia e Montenegro) che ci invita a guardare con speranza oltre alla crisi.

Ma sono le conclusioni che colpiscono “Il Comitato per il Nobel vuole concentrarsi su quello che considera il piu’ importante risultato dell’Ue: l’impegno coronato da successo per la pace, la riconciliazione e per la democrazia e i diritti umani. Il ruolo di stabilità giocato dall’Unione ha aiutato a trasformare la gran parte d’Europa da un continente di guerra a un continente di pace.

Il lavoro dell’Ue rappresenta la “fraternita’ tra le Nazioni”, e costituisce una forma di “congressi di pace” ai quali si riferiva Alfred Nobel nel 1895 come criterio per il premio Nobel per la pace.” Come dire che il cammino dell’Europa coincide con il ‘sogno’ di Nobel, con i criteri da lui indicati originariamente per il premio.

Se non ce la teniamo cara, questa Unione, siamo degli sciagurati. Se non portiamo avanti il processo di unificazione, non possiamo dirci operatori di pace. Se non godiamo profondamente di questo riconoscimento e non ne traiamo forza per fare gli Stati uniti d’Europa, cioè un’Europa politica, un’unica patria che valorizzi tutte le bellezze dei popoli che la compongono, perdiamo un’occasione per fondare sulla fraternità il cammino della storia.

Come dovrebbe reagire l’Italia? Ridivenendo protagonista dell’Unione. E migliorandosi come Paese. L’Europa la si costruisce anche riportando su binari più democratici il nostro Paese.

Ecco, quindi, la quarta cronaca dell’iter della riforma elettorale. Dagli elementi che ho raccolto, anche direttamente, pare che ai vertici dei partiti vi sia un sostanziale accordo sulle modalità generali (proporzionale – nazionale alla Camera, regionale al Senato – corretto dal premio del 12,5% alla coalizione o lista, sbarramento del 5%) e, come è noto, vi sia un disaccordo sulle modalità di scelta dei parlamentari che avverrebbe per un 1/3 con liste bloccate e per 2/3 secondo la bozza adottata con preferenze, ma che il Pd vorrebbe con i collegi uninominali.

E‘ doveroso porsi delle domande determinanti. È reale da parte di tutti la volontà di cambiare il ‘porcellum’, oppure ponendo condizioni per l’altra parte dichiarate non accettabili si vuole fare saltare tutto? E‘ reale la scelta che il Pdl fa delle preferenze, oppure – vista la lettera firmata da 40 deputati Pdl a favore dei collegi uninominali – è una mossa tattica per sedare la minaccia dei parlamentari ex An di far saltare Monti qualora non vi fossero le preferenze? Visti gli ultimi scandali, chi le chiede ha valutato i rischi ed ha previsto contromisure contro le infiltrazioni mafiose e per limitare costi che si prevedono spropositati per ottenere preferenze in collegi enormi?

Non è possibile ancora capire se l’iter di questa proposta di legge e dei suoi eventuali emendamenti, avrà esito positivo. Certamente si può già dire che non sarebbe l’esito che i partiti inizialmente proponevano, è, al contrario, un evidente compromesso di cui, durante l’iter, andrà valutata la coerenza e la solidità e soprattutto andrà soppesato che non apra la porta alla ingovernabilità.

Anche in questo non facile tentativo di recuperare fiducia tra i cittadini e le istituzioni, sarebbe saggio trovare nel Capo dello Stato, che ieri ha scritto al Presidente del Senato, un punto di riferimento sopra le parti. Per scrollarsi di dosso interessi di parte (quando non illeciti) e ritrovarsi unita, perchè la legge elettorale non può che essere regola riconosciuta da tutto il Paese.