Immigrazione

La crescente presenza degli immigrati sta modificando alcune caratteristiche della popolazione italiana| e il lavoro immigrato rappresenta ormai una parte non irrilevante della ricchezza del nostro Paese. Senza l’apporto degli immigrati interi settori dell’economia non potrebbero andare avanti, in quanto i cittadini immigrati vanno ad occupare posizioni lavorative considerate poco appetibili dagli italiani. La legislazione generale di riferimento – la Legge n.189/2002, cosiddetta Legge “Bossi-Fini” – si presenta invece con norme e vincoli che non facilitano certo l’integrazione e che riproducono e allargano i fenomeni della clandestinità. Lo strumento delle “quote” si rivela ormai largamente inadeguato. Occorre rivedere le modalità di concessione e rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

Le mie proposte:

Rilasciare un permesso di soggiorno per lavoro subordinato della durata di 2 anni; ridurre per tutti ai 30 giorni precedenti la sua scadenza il termine per presentare la richiesta di rinnovo; concedere un anno di tempo per trovare un nuovo lavoro a chi lo abbia perso.

Riconoscere “il diritto di cittadinanza a tutti i figli degli immigrati nati in Italia e che abbiano genitori residenti regolarmente nel Paese da almeno due anni. Sono bambini che parlano la nostra lingua, che studiano la nostra storia ma che, per la legge attualmente in vigore dovranno attendere di compiere 18 anni per chiedere di diventare cittadini italiani.

Dimezzare il numero di anni di residenza per ottenere la cittadinanza, da 10 a 5.

Garantire agli immigrati la parità di trattamento nelle prestazioni pensionistiche rispetto ai lavoratori italiani, a prescindere dal luogo di residenza e dunque anche in caso di rimpatrio; e accelerare la stipula di accordi bilaterali di sicurezza sociale con i paesi di provenienza dei lavoratori extracomunitari.

Estendere alle colf la copertura assicurativa, e dunque il godimento dell’indennità economica, per assenza dal lavoro dovuta a malattia secondo quanto indicato all’art. 74 della legge 23 dicembre 1978 n. 833.

Introdurre una disciplina organica sul diritto d’asilo: un paese civile non può lasciare fuori dalla porta chi fugge a causa di discriminazioni politiche, religiose o razziali.

Nella promozione della cittadinanza è infine fondamentale il riconoscimento della dimensione simbolica, in forza della quale siano rispettati tutti gli elementi che attengono ai valori e ai simboli delle diverse tradizioni culturali e religiose.