In ricordo di Giovanni Bianchi

La memoria si affolla di tanti ricordi, ma sono gli anni della sua presidenza – tra il 1987 e il 1994 – che hanno lasciato anche nella mia esperienza personale tracce significative. Fino al 1986 sono stato il segretario nazionale di Gioventu’ Aclista e Giovanni Bianchi – allora presidente delle Acli lombarde – si presentava come il candidato a prendere il testimone dalla lunga presidenza di Domenico Rosati. E noi giovani guardavamo a lui come a chi poteva effettivamente dare una svolta alle Acli e avviare anche un ricambio generazionale. Le novità del sua presidenza sono ben identificabili: passaggio dall’ispirazione cristiana alla vita cristiana nelle Acli; riscoperta del popolarismo e del cattolicesimo sociale e intuizione che il futuro delle Acli stava nel Terzo settore. Tre elementi che segnano profondamente l’associazione e che rimangono una fonte di ispirazione anche per me che prendo il testimone nel 1998 dopo la presidenza di Franco Passuello. il passaggio dall’ispirazione alla vita cristiana è profondamente connaturato con il modo carnale di vivere il cattolicesimo che Bianchi esprimeva con la sua vita. Era anche un tentativo di ritrovare la forza delle origini in un contesto già alquanto secolarizzato. Così l’incontro nell’Aula Nervi del popolo delle Acli con Giovanni Paolo II non fu un gesto di diplomazia ecclesiastica, bensi l’espressione di una piena comunione con la Chiesa nonchè la spinta a rigenerare in profondità la vita cristiana nell’associazione. In secondo luogo , la riscoperta del cattolicesimo sociale e politico attraverso una rilettura dell’esperienza e dell’opera sturziana. Qui Giovani porta nelle Acli una sensibilità e una cultura politica maturata ancora prima di assumere ruoli di responsabilità nelle Acli lombarde. Grazie a questo lavoro di scavo, Bianchi ricostituisce un patrimonio di valori capace di ridare un orizzonte all’impegno politico dei credenti fiaccato e indebolito dal declino e poi dal crollo della Democrazia cristiana. Appellandosi alla lacità di Sturzo, alla radice sociale del popolarismo intrecciata con l’ispirazione di Dossetti, Bianchi riesce a ridare fascino e fondamento ad un impegno politico che pareva ormai al tramonto. Questa sua traiettoria lo porterà prima ad essere uno dei protagonisti della rifondazione del Partito popolare, poi a candidarsi alla Camera nel 1994 e infine ad essere uno degli ispiratori della feconda stagione dell’Ulivo. Infine, l’intuizione che il futuro delle Acli era nel Terzo settore. Fu proprio lui che nel 1991 lancio’ la Convenzione dell’Associazionismo, un primo tentativo di dare una statuto originale ai mondi associativi esaltandone l’autonomia e la funzione di promozione sociale e di sviluppo dell’azione volontaria. Da quella intuizione, dall’aver capito che le realtà associative non potevano essere considerate come propaggini dei partiti e che il mondo del volontariato rappresentava una nuova frontiera dell’azione sociale,  si posero le basi per la nascita del Forum del terzo settore e del suo riconoscimento – avvenuto nel ’98 con Romano Prodi a capo del governo – quale interlocutore per le politiche sociali, educative, ambientali e del lavoro del Paese. Per queste ragioni, i semi gettati allora per una maggior radicalità nella vita cristiana, per un impegno politico laicamente ispirato e per l’autonomia del Terzo settore hanno portato e continuano a portare ancora buoni frutti. Grazie Giovanni.