Informazione

Occorre promuovere una cultura del pubblico servizio.| Come in questi anni si è diffusa l’idea di una responsabilità sociale dell’impresa, adesso si può cominciare a parlare di responsabilità sociale dell’impresa radiotelevisiva che orienti sia le emittenti (pubbliche e private, le tv generaliste e quelle tematiche, i canali terrestri e quelli satellitari); come pure il sistema della pubblicità.
Sul tema della missione sociale della televisione, vorrei porre l’accento anzitutto sulla responsabilità educativa e sulla necessità di un’ alleanza educativa della Tv con la famiglia e con la scuola.
Se Popper richiedeva la patente per gli operatori della Tv, adesso è arrivato forse il momento di chiedere una sorta di accreditamento a tutte le emittenti, pubbliche e private, sulla base della loro rispondenza a precisi requisiti di responsabilità.

Le mie proposte:

Far nascere il “qualitel”. La dittatura dell’“auditel” orienta gran parte delle scelte sia delle emittenti televisive che delle aziende che comprano pubblicità. E’ tempo di far nascere uno strumento non alternativo ma complementare che potrebbe chiamarsi “qualitel”. Così le performance dei vari programmi potrebbero essere valutate con un duplice criterio: il successo quantitativo, ma anche quello qualitativo. Questa scelta porta a valorizzare i “programmi sociali” per il loro contenuto e la capacità di raggiungere ugualmente fasce rilevanti di pubblico. Non bastano più solo strumenti dissuasivi (bambini o fasce protette) per evitare di esporre i bambini a programmi diseducativi; occorrono criteri premianti per chi produce e immette nei palinsesti programmi ad alto valore sociale.

“No all’inquinamento pubblicitario” come nuovo requisito per la responsabilità sociale dell’impresa. Analogamente all’effetto dissuasivo sulle emissioni che si riversano nell’aria operato attraverso la “carbon tax”, si potrebbe introdurre una “trash tax” che penalizzi fortemente le trasmissioni violente, diseducative e oscene. Tale no andrebbe espresso almeno in due direzioni: la prima relativa alla pubblicità stessa, all’uso di immagini, linguaggi e messaggi antieducativi negli spot; la seconda relativa alla copertura pubblicitaria di programmi antieducativi.