Interrogazione tassazione del settore del gioco

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BOBBA e ANZALDI. — Al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   l’Italia è il secondo Paese al mondo per diffusione del gioco d’azzardo con un giro d’affari complessivo attualmente stimato tra i 94 e i 98 miliardi di euro annui, mentre nel 1990, a due anni dal passaggio della gestione delle lotterie all’Aams, il giro d’affari si attestava complessivamente sui 5,1 miliardi di euro annui;
   si prevede che, nel 2015, stando così le cose, la raccolta del comparto potrebbe essere compresa tra i 100 e i 140 miliardi di euro;
   a fronte di questo progressivo incremento, tra il 2011 e il 2012, stando agli ultimi dati ufficiali a disposizione, lo Stato ha incassato all’incirca il 10 per cento in meno rispetto all’anno precedente;
   tra il 1999 e il 2009, i giochi hanno fatto incassare in media all’erario il 4 per cento sul totale delle imposte indirette e, in termini assoluti, hanno contribuito alle casse statali con una media di 9,2 miliardi di euro all’anno. (cfr Simone Sarti e Moris Triventi, «Il gioco d’azzardo. L’iniquità di una «tassa volontaria», La voce.info);
   la raccolta derivante dai giochi è composta da diverse voci: a) la quota dovuta all’erario; b) i costi di concessione; c) i costi di distribuzione; d) la quota dovuta all’ex Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (Amministrazione a autonoma dei Monopoli di Stato, (Aams dal 1o dicembre 2012 incorporata nell’Agenzia delle dogane, che ha assunto la nuova denominazione di Agenzia delle dogane e dei monopoli); e) il cosiddetto «pay out», ovvero la parte che torna ai giocatori in forma di vincite;
   il pay out o percentuale di redistribuzione è la quota che, per legge, ogni gioco d’azzardo legalizzato deve redistribuire in forma di vincita ai giocatori che puntano i loro denari, immettendoli nel circuito (il cosiddetto pay in), sperando di avere un ritorno (attraverso il pay out);
   il punto di riferimento per rilevare l’incidenza della tassazione è la raccolta netta, non il giro d’affari complessivo, in base al quale nel 2000, su 14 miliardi di euro lo Stato ha ottenuto 4,2 miliardi netti, mentre nel 2011, con 80 miliardi di giro d’affari, la raccolta netta è stata di 18,4 miliardi di euro, di cui 8,7 arrivati all’erario. In dieci anni, gli italiani hanno moltiplicato per sei il volume di soldi spesi in azzardo, ma l’incasso netto per l’Erario è soltanto raddoppiato, in quanto sui giochi dell’azzardo legale più diffusi il prelievo erariale è inferiore rispetto ai giochi più noti, ma oramai meno «amati» dai giocatori;
   da un’indagine condotta dal movimento No Slot, risulta che circa l’86 per cento delle piccole vincite resta comunque nel circuito, attraverso il cosiddetto «rigiocato»: una percentuale di pay out che, per quanto riguarda le slot machines da bar (le new slot o Awp) è stabilita nella misura del 75 per cento su una base di 140 mila partite, mentre per le videolotteries (o VLT, le slot machine presenti nelle sale gioco) è dell’85 per cento minimo, calcolato però su 80 milioni di partite;
   l’articolo 39 del decreto-legge n. 269 del 2003, al comma 13, stabilisce che agli apparecchi e congegni indicati all’articolo 110, comma 6, del TULPS, newslot e, ora, videolottery si applichi un prelievo erariale unico dovuto dal soggetto al quale l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS) ha rilasciato il nulla osta. Successivamente l’articolo 30-bis del decreto-legge n. 185 del 2008 ha stabilito che con decorrenza dal 1° gennaio 2009, il prelievo erariale unico sia determinato applicando, in capo ai singoli soggetti passivi d’imposta, determinate aliquote per scaglioni riferiti alla raccolta delle somme giocate, varianti dal 12,6 all’8 per cento;
   giochi come le Vlt, le Videolottery, ossia le slot machine specificamente installate nelle sale gioco, introdotte in Italia nei 2009, sono in grande crescita, ma godono di una tassazione vantaggiosissima per concessionari e esercenti, mentre le new slot (le slot machine da bar, per capirci, tassate al 12,70 per cento) sono il maggiore contribuente con circa 1,7 miliardi, ma sono in caduta libera, rispetto alle «Vlt», che riscuotono più attenzione da parte dei «giocatori» e sono meno tassate. Lotto e le varie lotterie portano circa 650 milioni al fisco. Il Bingo porta 100 milioni e ancora meno le scommesse sportive, ferme a circa 80 milioni;
   partendo dalle slot machine (new slot), attestato che, per legge, il 75 per cento delle somme raccolte deve essere restituito come vincita (il payout), resta un 25 per cento, di cui il 12,60 per cento costituisce il versamento PREU da parte del concessionario. Lo 0,8 per cento viene versato al Concessionario per l’AAMS, e una cifra pattuita tra Concessionario ed esercente pari allo 0,8 per cento viene versato al Concessionario medesimo come compenso. La differenza tra il 25 per cento restante e il 14,20 per cento versato (pari al 10,80 per cento) viene ripartito al 50 per cento tra l’esercente e il gestore (5,40 per cento a testa):
   nel 2012 degli oltre 8 miliardi di euro incassati dall’erario dal settore dell’azzardo, 3,6 miliardi sono stati raccolti dalle slot machine da bar (in percentuale: il 42 per cento). Nel frattempo, però, in mancanza di dati ufficiali, ma riferendosi a quanto dichiarato dalle associazioni di categoria, la raccolta di somme giocate per quanto riguarda questi 10 mesi del 2013 avrebbe subito una caduta del 7,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012;
   il prelievo fiscale sugli apparecchi denominati Vlt è del 5 per cento sull’ammontare delle somme giocate, mentre è prevista un’addizionale del 6 per cento sulla parte della vincita che eccede i 500 euro. Per le new slot (quella da bar) il prelievo fiscale è invece del 12,50 per cento sul giocato. Per non parlare dell’azzardo on line che, per alcune tipologie di gioco a scommessa, è dello 0,6 per cento, mentre sul cosiddetto cash game del poker ha un’aliquota del 20 per cento;
   a parere degli interroganti, un approccio sistematico ai problemi del settore non può prescindere da un’analisi di dettaglio delle specifiche tassazioni che vengono applicate ai singoli giochi, ai ricavi erariali ed agli introiti che ne derivano, con l’obiettivo di capire quali siano gli interventi di politica fiscale che possano garantire almeno il mantenimento di tale gettito fiscale, limitando al contempo quanto più è possibile i danni derivanti dal gioco d’azzardo ed il pericolo di un massiccio ritorno all’illegalità che ha caratterizzato questo settore fino ai primi anni del 2000;
   da tale analisi, estremamente complessa, vista anche la normativa piuttosto copiosa e frammentaria, emergono alcuni dati contraddittori a parere degli interroganti;
   se infatti ad un gioco a basso «tasso d’azzardo» come il bingo che richiede importanti investimenti, svolto in luoghi facilmente controllabili e in grado di garantire interessanti livelli di occupazione, viene imposta una tassazione dell’11 per cento, non risulta facile comprendere come mai ai giochi on line fortemente aggressivi ed utilizzabili da casa 24 ore su 24, che non creano occupazione e non consentono controlli efficaci per scongiurare la loro fruizione da parte dei minori, venga applicata una tassazione di solo il 3 per cento;
   se corrisponde al vero che dal SuperEnalotto, l’Erario incassa il 44,7 per cento delle entrate relative al settore giochi, mentre da casinò on line e poker cash incassa solo lo 0,6 per cento, Il payout, ossia la quota-vincita dei giocatori, in questo secondo caso è molto alto, ma è bilanciato da probabilità di vittoria molto, molto basse;
   sempre a parere degli interroganti, ugualmente contradditorio appare che l’aggio riconosciuto alla Lottomatica (ora Gtech), in qualità di concessionario del gioco del lotto risulta pari – in media – al 5,68 per cento, mentre alla Sisal, concessionario del Superenalotto, gioco affine quello del lotto, viene riconosciuto un aggio del 4,11 per cento medio –:
   quali iniziative concrete si intendano porre in essere per razionalizzare la tassazione del settore del gioco legale, incentivare i giochi che garantiscano occupazione e maggiori possibilità di effettuare controlli efficaci;
   come mai non vi sia una tassazione omogenea applicata ai diversi giochi e in particolare per ciò che attiene alle videolottery e se non si ritenga doveroso assumere iniziative per omogeneizzare le aliquote;
   se non si ritenga urgente recuperare quanto prima il gettito fiscale attraverso iniziative dirette all’allineamento degli aggi applicati a giochi affini, con particolare riferimento agli aggi applicati al gioco del Lotto ed a quello del Superenalotto;
   se non si intenda opportuno porre in essere quanto prima ogni iniziativa utile ad evitare il ritorno al gioco illegale, pericolo tutt’altro che remoto stanti i dati che emergono dagli studi specializzati. (5-01569)