Interrogazione vasche e deposito D2

  BOBBA, BRATTI, CENNI e MARIANI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il sito Eurex di Saluggia, in provincia di Vercelli, è entrato in funzione nel 1970 per le attività di riprocessamento dei combustibili dei reattori di ricerca della Comunità europea;
   l’impianto ha interrotto la propria attività nel 1984 e da allora è stata avviata l’attività di messa in sicurezza;
   dal 2003 la gestione dell’impianto, finalizzata a realizzarne la bonifica ambientale, è stata assegnata alla SOGIN, società interamente partecipata dal Ministero dell’economia e delle finanze, incaricata della gestione dei rifiuti radioattivi e dei relativi siti in base agli indirizzi del Governo;
   nel sito è attualmente in costruzione il deposito nucleare D2 e nelle immediate vicinanze sono presenti due vasche a cielo aperto, parzialmente interrate: le Waste Ponds WP719 e WP718, costruite contestualmente all’impianto, negli anni sessanta;
   le vasche raccolgono le acque, generalmente poco contaminate, provenienti da vari punti dell’impianto, compresa la zona controllata del sito, inclusa la piscina del combustibile nucleare, ormai vuota, sul cui fondo erano presenti significative quantità di detriti solidi radioattivi, che periodicamente sono scaricate nella vicina Dora Baltea, affinché la diluizione radioattiva, secondo gli esperti, non rechi danni per l’ambiente limitrofo;
   il rilascio degli effluenti liquidi è regolamentato da apposite prescrizioni, che costituiscono parte integrante degli atti autorizzativi dell’impianto, le quali limitano la concentrazione di radioattività presente nel liquido da scaricare. Lo scarico nella Dora è consentito a condizione che il livello di concentrazione di radioattività delle acque delle vasche non superi i valori limite stabiliti dall’ISPRA sulla base delle norme comunitarie di settore;
   in particolare, durante le operazioni di svuotamento della piscina di stoccaggio del combustibile irraggiato dell’impianto, ISPRA ha imposto a SOGIN i seguenti limiti di attività radiologica per le acque da trattenere nei Ponds per poi rilasciarle nella Dora: Attività alfa totale (Bq/l) = 10; Attività alfa + beta totale (Bq/l) = 100;
   recentemente gli organi di informazione hanno segnalato che la vasca denominata WP719 si trova in condizioni di «non utilizzo» da almeno un anno, e che la vasca stessa sarebbe a rischio di tracimazione in caso di pioggia, con rischio di sversamento diretto del contenuto sul terreno e poi nelle falde locali e dell’acquedotto del Monferrato, nonché di sversamento incontrollato nella vicina Dora Baltea;
   le notizie citate traggono spunto dal sopralluogo congiunto eseguito da ISPRA e Arpa Piemonte in data 10 agosto 2012, a seguito del quale l’area vasche è stata delimitata;
   il 6 settembre 2012, ISPRA ha scritto a SOGIN, allo scopo di «migliorare ulteriormente i livelli di sicurezza dell’impianto e di monitoraggio ambientale», intervenendo sul «complesso delle vasche di raccolta effluenti liquidi denominate Waste Ponds»;
   nella nota, ISPRA chiede di: procedere a una verifica dell’integrità delle linee di scarico a valle delle vasche WP718 e WP719, delimitare l’area circostante anche atteso che sono prossime ad aree di transito asservite a cantieri aperti (esempio deposito D2), dare priorità alla copertura delle vasche come da nota SOGIN del 3 ottobre 2011 (cioè ben un anno prima), procedere a una completa caratterizzazione radiometrica del liquido e dei sedimenti presenti nel bacino WP719 (il che dimostra la presenza di solidi sul fondo) sulla cui base predisporre un programma di gestione del liquido stesso da trasmettere alla stessa ISPRA e, infine, di potenziare controlli ambientali dell’area limitrofa ai due bacini WP718 e WP719 attraverso la realizzazione di pozzi piezometrici la cui ubicazione dovrà essere concordata con ISPRA stessa;
   in seguito a notizie di stampa, ISPRA il 21 settembre 2012 comunica il «non utilizzo» della vasca, una «leggera» contaminazione eccedente la non rilevanza radiologica stabilita dalle norme comunitarie, che valutazioni cautelative indicano valori massimi di dose alla popolazione – in caso di rilascio istantaneo nell’ambiente di tutto il liquido contaminato – inferiori al valore limite pari a 1 mSv/anno, di aver chiesto a SOGIN l’aggiornamento della caratterizzazione radiometrica del contenuto del WP719 e di provvedere alla copertura del bacino, di fornire un programma di gestione del liquido finalizzato al suo trattamento e alla sua rimozione dal bacino, oltre all’estensione del monitoraggio ambientale e dell’acqua di falda e la delimitazione dell’area circostante i bacini;
   secondo quanto riportato da alcuni organi di informazione, la SOGIN era a conoscenza della situazione di pericolo dovuta alle condizioni di una delle due vasche a cielo aperto presenti all’interno del sito. L’articolo di Vincenzo Mulè, «Vasca radioattiva. La Sogin sapeva», pubblicato dalla rivista Il Punto il 20 settembre 2012, fa riferimento ad un’email di circa un anno fa, in cui «un responsabile dell’impianto piemontese scriveva ad alcuni collaboratori facendo presente che «nonostante le operazioni avvengano all’aperto, il rischio di contaminazione non è trascurabile. L’acqua che dovrà essere filtrata è assimilabile a quella della piscina». Ossia a quella, ormai vuota, che ha ospitato il combustibile nucleare fino a pochi anni fa;
   non si sa quando e da chi siano state eseguite le valutazioni «cautelative» di cui parla ISPRA inerenti la dose massima alla popolazione in caso di rilascio, mentre la richiesta a SOGIN di aggiornamento delle analisi radiometriche del contenuto del WP719 lascia intendere che le analisi oggi disponibili siano obsolete, dunque potrebbero non tenere conto della contaminazione in eccesso del WP719, dichiarata «non rilevante» ma non quantificata da ISPRA, che si potrebbe essere prodotta successivamente alle valutazioni oggi disponibili;
   i sedimenti nella vasca WP719, (la WP718 non è mai citata) potrebbero provenire anche dall’interno della zona controllata del sito, dove potrebbero essersi liberati ad esempio durante operazioni di idrolavaggio di barre di combustibile lesionate (attività normalmente eseguite prima del trasporto in altra sede);
   nel progetto di una nuova waste management facility (WMF) in area EUREX/SOGIN, al vaglio della conferenza dei servizi, destinato a ricondizionare rifiuti solidi, è inserito un «evaporatore», normalmente usato per ricondizionare rifiuti radioattivi liquidi. Se ciò avvenisse, sarebbe in contrasto con il parere espresso dalla regione Piemonte;
   alla luce di quanto esposto il Waste Pond WP719 si potrebbe configurare quale deposito di materiale radioattivo, (liquido e solido), non autorizzato ed incontrollato, in contrasto con tutte le vigenti normative nazionali ed internazionali;
   l’attività di costruzione del deposito D2 è caratterizzata dal frequente traffico di mezzi pesanti, poiché il cemento necessario per la costruzione arriva dall’esterno del sito. I mezzi pesanti sono costretti a passare a pochi metri dalle due vecchie vasche, aumentando così il rischio di lesionare le vasche stesse e/o di urtare contro di loro, con effetti potenzialmente distruttivi;
   né il deposito D2, per migliaia di metri cubi di rifiuti nucleari, né la waste management facility (20.000 m3) sono stati sottoposti a valutazione di impatto ambientale, come previsto dalla normativa europea, dunque gli aspetti di impatto e di sicurezza complessiva non sono stati processati attraverso un iter trasparente, adeguato e condiviso;
   su quanto premesso e considerato si ritiene necessaria un’operazione di trasparenza, adeguata al ruolo e alla natura pubblica della SOGIN –:
   se si sia proceduto, come richiesto nella nota ISPRA di agosto, «a una verifica dell’integrità delle linee di scarico a valle delle vasche WP718 e WP719», alla «copertura delle vasche», ad una «completa caratterizzazione radiometrica del liquido e dei sedimenti presenti nel bacino WP719, quale sia il risultato dell’analisi e cosa dunque contiene veramente il pond WP719»;
   se siano stati accertati, in particolare, gli attuali valori:
    a) dell’attività alfa totale (Bq/l) presente nell’acqua contenuta nel pond WP719;
    b) dell’attività alfa + beta totale (Bq/l) presente nell’acqua contenuta nel pond WP719;
    c) dell’attività alfa totale (Bq/kg) presente nel materiale solido depositato sul fondo del pond WP719;
    d) dell’attività alfa + beta totale (Bq/kg) presente nel materiale solido depositato sul fondo del pond WP719;
   se siano stati potenziati i «controlli ambientali dell’area limitrofa ai due bacini WP718 e WP719 attraverso la realizzazione di pozzi piezometrici» la cui ubicazione doveva essere concordata con la stessa ISPRA;
   quale normativa nazionale ed internazionale disciplini in questo momento la detenzione ed il controllo di sostanze radioattive in una vasca a cielo aperto, che non dispone di un sistema di recupero dei liquidi e chi e quando avrebbe autorizzato tale situazione;
   quando sarà convocato il tavolo della trasparenza regionale, che da un anno non viene riunito, per informare la cittadinanza, non solo saluggese, dell’accaduto e degli eventuali rischi;
   se quanto sta emergendo sulla contaminazione del WP719 ricada sotto l’articolo 100 (significativi incrementi del rischio di contaminazione dell’ambiente e di esposizione delle persone) del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230 che, ai commi 1 e 2, recita: «Qualora si verifichi, nelle aree all’interno del perimetro di una installazione, una contaminazione radioattiva non prevista o un evento accidentale che comporti un significativo incremento del rischio di esposizione delle persone, l’esercente, richiedendo eventualmente tramite il prefetto l’ausilio delle strutture di protezione civile, deve prendere le misure idonee ad evitare l’aggravamento del rischio. Ove l’evento (…) comporti il rischio di diffusione della contaminazione o comunque di esposizione delle persone all’esterno del perimetro dell’installazione l’esercente deve darne immediata comunicazione al prefetto ed agli organi del servizio sanitario nazionale competenti per territorio che, in relazione al livello del rischio, ne danno comunicazione all’ANPA»;
   quali azioni siano state conseguentemente intraprese;
   se i responsabili di SOGIN fossero al corrente delle anomalie relative alla vasca WP719 e per quale motivo non si sia proceduto prima alla copertura della stessa;
   se non si ritenga di dover interrompere temporaneamente i lavori presso il cantiere D2 per prevenire rotture delle vasche ed eventuali incidenti causati dai mezzi pesanti, quali misure di sicurezza e protezione siano state adottate per delimitare l’area circostante, salvaguardare la sicurezza dell’ambiente e dei lavoratori, ed impedire che i mezzi in transito urtino contro le vetuste vasche;
   se non si reputi di dover effettuare la valutazione di impatto ambientale sia per il deposito D2 sia per la waste management facility, come previsto dalla normativa europea;
   quali tipi di rifiuti dovrebbero essere trattati all’interno della WMF, se l’evaporatore previsto nella recente variante del progetto tratterà i liquidi del WP719;
   quali liquidi si trovarlo depositati presso Eurex, oltre al parco serbatoi destinati alla cementificazione, dove sono conservati e come si intende metterli in sicurezza. (4-18214)