La linfa della Laudato si’ per la Dottrina sociale

Forse neanche Leone XIII avrebbe potuto prevedere l’ampiezza e la fecondità del processo al quale stava per dare inizio con la sua Rerum novarum. Dal 1891 ad oggi, infatti, la Dottrina Sociale della Chiesa ha spesso precorso i tempi, indicando prospettive che da lì a qualche decennio sarebbero diventate consapevolezza diffusa. Si pensi ad esempio allaPacem in terrisdi Giovanni XXIII, giunta in piena guerra fredda, o allaPopulorum progressio di Paolo VI («lo sviluppo è l’altro nome della pace») oppure ancora allaCentesimus annus di Giovanni Paolo II che subito dopo la caduta del Muro di Berlino metteva in guardia dalle deviazioni del capitalismo sfrenato.

Altrettanto ‘profetica’ si può considerare laLaudato si’di Papa Francesco, che da un lato raccoglie e porta a maturazione il magistero precedente in materia di salvaguardia del creato, dall’altro gli fa fare un deciso passo in avanti introducendo la nozione di «ecologia integrale», che è poi l’asse portante di tutta l’enciclica.

Che cosa significa «ecologia integrale» e in che senso questo documento è fortemente innovativo? «Quando parliamo di ‘ambiente’ – scrive il Papa – facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte diessa e ne siamo compenetrati». In sostanza Francesco si muove nella piena consapevolezza che tutto nel mondo è intimamente connesso e che la difesa degli ecosistemi, la preservazione della biodiversità, la conservazione delle specie non saranno mai realmente efficaci se disgiunte da questioni solo apparentemente distanti come la politica e l’economia, le migrazioni, l’urbanistica e le relazioni sociali. Perfino la cultura e i comportamenti individuali rientrano in questa globalizzazione ecologica, come è scritto a chiare lettere nell’enciclica.

E allora si comprende perché il modello a cui guardare sia san Francesco, con il suo esempio di un amore per la natura aperto alla trascendenza. LaLaudato si’è infatti un documento profondamente antropologico, che rimette al centro del dibattitola visione dell’uomo (e dunque in questo senso recupera anche il grande magistero di Benedetto XVI). Perché c’è tutta la differenza del mondo, ci dice in pratica Papa Francesco, tra una visione immanen-tista dell’umano e quella aperta alla trascendenza propria del cristianesimo. In pratica c’è la stessa differenza tra l’utopia prometeica di chi, sulla base delle sole conoscenze scientifiche, ritiene di poter disporre a proprio piacimento del mondo e l’atteggiamento di custodia di chi sa che «tutto è connesso» e che «le specie viventi formano una rete che non finiamo mai di riconoscere e comprendere».

Il passo avanti rispetto al passato è evidente. Ai suoi albori il movimento ecologico sorse per contrastare soprattutto singole derive inquinanti: il ddt e la diossina ad esempio. Poi una prima evoluzione portò a comprendere che l’azione doveva essere più sistemica: fiumi, laghi, mari, la stessa aria che respiriamo, sporcati dagli scarichi industriali; oppure la battaglia contro il nucleare e i relativi rischi (Chernobyl insegna). Il tutto però filtrato attraverso una visione che metteva l’uomo sul banco degli imputati e che, nelle sue espressioni più radicali, arrivava persino a vagheggiare un pianeta Terra dominato dalla visione neomalthusiana del contenimento delle nascite o addirittura senza la presenza delle persone.

Il magistero pontificio invece ha prima introdotto la nozione di «ecologia umana », invocando anche per la verità dell’uomo lo stesso rispetto che si deve alla natura. E ora Francesco in un certo senso chiude il cerchio. La ‘sua’ ecologia integrale non solo ricomprende salvaguardia del creato ed ecologia umana, ma va oltre, mettendo in luce le diverse interazioni tra scienze esatte, politica, economia, cultura, organizzazione sociale e in definitiva visione antropologica. L’esempio più lampante è dato dal rapporto tra i cambiamenti climatici e l’aumento della povertà. Un rapporto che in molti casi è di causa effetto. Per non parlare poi dell’impatto inquinante di certe produzioni industriali che hanno effetti devastanti su tutto il resto.

La Chiesa italiana ha cominciato a mettere a frutto questa lezione, ad esempio con l’impostazione della recente Settimana sociale di Cagliari, dove le questioni dello sviluppo e delle soluzioni ai problemi occupazionali si sono intrecciati a una ricerca di sostenibilità ambientale che eviti, ad esempio, il ripetersi di casi come quello dell’Ilva di Taranto. «Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale – avverte Francesco nella Laudato si’–,bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale». Gli hanno fatto eco nei loro interventi il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, e il presidente del Comitato delle Settimane sociali, l’arcivescovo Filippo Santoro, ricordando la necessità di «incidere sui problemi vitali delle persone e della società, quali il lavoro, la famiglia, la scuola, la difesa della salute, dell’ambiente e dei migranti». Proprio nell’ottica dell’ecologia integrale diPapa Bergoglio.

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