La lotta contro la violenza è una battaglia di civiltà

l 7 settembre, abbiamo presentato il prossimo Piano triennale sulla violenza maschile contro le donne, frutto del lavoro condiviso negli ultimi mesi con Cabina di regia e Osservatorio. Il Piano verrà ora sottoposto all’esame della Conferenza Unificata e, successivamente, adottato dal Consiglio dei ministri. Il Piano triennale del Governo punta sulla formazione di tutti gli agenti in causa, dalla magistratura alle forze dell’ordine, fino ovviamente agli operatori sanitari e sociali, ma anche sulle politiche attive per il reinserimento lavorativo e l’autonomia abitativa delle vittime. Soprattutto, il Piano pone al centro l’investimento sulle nuove generazioni, perché solo una vera e propria rivoluzione culturale può evitare che tutte le altre azioni risultino effimere.

Le famiglie, ma anche la scuola, giocano un ruolo fondamentale per diffondere sin da piccoli l’educazione alla parità di genere e al rispetto delle differenze, la lotta ad ogni forma di violenza. Per questo, con il Miur abbiamo finanziato progetti nelle scuole e in attuazione alla legge sulla «buona scuola» la ministra Valeria Fedeli ha emanato il «Piano per l’educazione al rispetto»: un pacchetto d’iniziative che si compone delle linee guida nazionali per la promozione nelle scuole dell’educazione alla parità tra i sessi, della prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni e delle linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo nelle scuole.

Da ultimo, la conferenza Stato-Regioni dovrà approvare le prime linee guida nazionali per le aziende sanitarie ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio sanitaria per le donne vittime di violenza, che abbiamo predisposto cercando di far tesoro delle migliori esperienze già diffuse a livello locale, seppure ancora troppo eterogenee sul territorio. Una donna che subisce violenza deve avere gli stessi diritti e le stesse opportunità, a prescindere dalla città in cui vive.

Ovviamente, il lavoro svolto contro la violenza sulle donne non deve farci dimenticare l’attenzione puntuale che il Governo ha riservato alle vittime della tratta che subiscono una forma specifica di violenza. Il Governo ha varato nel 2016 il primo «Piano nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento», raddoppiando i fondi a supporto passati da 8 milioni di euro nel 2014 a circa 15 milioni nel 2015 e 2016, per arrivare ai 22,5 milioni del 2017. Il Governo italiano ha poi organizzato durante la propria presidenza di turno del G7 la prima ministeriale dedicata alle pari opportunità che si è svolta a Taormina il 15 e il 16 novembre 2017. L’Italia ha voluto rimarcare che solo una piena parità di diritti e opportunità tra uomini e donne può garantire un adeguato sviluppo economico, ma soprattutto la costruzione di una società più giusta.

La battaglia per i diritti delle donne, a cominciare dall’essenziale diritto alla propria integrità fisica e psicologica, a vivere senza paura e minacce, sarà ancora lunga, ma la possiamo vincere. Abbiamo tutti, quindi, dalle istituzioni al mondo dell’informazione, una sfida ambiziosa ma necessaria davanti a noi. Dobbiamo combattere gli stereotipi di genere e ogni forma di discriminazione, per scardinare i principi di un sistema che in troppi ambiti è ancora pensato da uomini per uomini, per sradicare i pilastri – marci, ma ancora troppo presenti – di una mentalità che si lega a storie di violenze di cui quasi quotidianamente, purtroppo, veniamo a conoscenza. Per riuscirci serve anche il coraggio delle donne che la violenza l’hanno subita e che di fronte ad essa non si sono piegate, non si sono arrese. Come Lucia Annibali e Gessica Notaro. Come Antonella e Valeria, che si raccontano nelle pagine conclusive di questo libro.

Abbiamo bisogno del coraggio delle donne, ma anche di quello degli uomini. La lotta contro la violenza sulle donne non è la “rivendicazione” di una parte, ma una battaglia di civiltà, di giustizia che deve vedere dalla stessa parte, con la medesima forza e determinazione, donne e uomini. Dobbiamo acquisire la consapevolezza che tutte le energie e le risorse messe in campo per prevenire e contrastare la violenza sulle donne non rappresentano un costo per la società, ma un investimento che produce benessere collettivo. Riuscire a fare tutto questo, diffondere una cultura che valorizzi la differenza di genere, che sradichi una volta per tutte ogni forma di violenza sulle donne, che rimetta al giusto posto vittima e carnefice e non lasci dubbi su chi debba ricadere la “vergogna”, è davvero il modo migliore per dire “no alla violenza”. Ed è il migliore investimento sul futuro che la nostra società possa fare.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-11-21/la-lotta-contro-violenza-e-battaglia-civilta-101441.shtml?uuid=AE2q30ED

Sole24Ore(21-11-17)Boschi