La mediazione necessaria nella società molecolare

Il fallimento della scorciatoia referendaria non risolve il vuoto intermedio che sta dentro la nostra società, anzi ne aggiunge altri, perché torneranno comunque a galla istanze di governance accentrate

Sono passate solo poche settimane dal referendum costituzionale e resta ben poco di quelle polemiche, al calor bianco che tanto avevano diviso l’opinione pubblica e la dialettica politica; e sono cadute inaspettatamente nella nebbia anche alcune tentazioni di rivincita. La parte perdente ha sognato subito la riapertura delle urne ma senza quel vento sulle vele che sarebbe indispensabile in una congiuntura segnata dai problemi elettorali: mentre la parte che si sentiva vittima predestinata della riforma sembra ancora sorpresa di essere sopravvissuta, navigando a vista o in improbabili processi di autoriforma. Nel complesso non esistono idee su come dare veste istituzionale ai livelli intermedi dello sviluppo italiano.

In effetti la consultazione popolare non è stata convocata su un tema secco (tipo si o no, l’aborto come al divorzio) ma sulla richiesta di consenso o di rigetto dei criteri e delle istituzioni che fanno giuntura fra potere politico e dinamica sociale dall’altro. La stessa personalizzazione della campagna elettorale chiamava non a un giudizio secco su una singola legge ma a un giudizio politico su un orientamento che Renzi aveva con vigore interpretato dal 2013 in poi: l’orientamento cioè a marginalizzare se non a rottamare la cultura della mediazione; i corpi intermedi ad essa storicamente collegati (partiti, sindacati, associazioni di vario tipo); e quelle istituzioni (le provincie, le comunità montane, lo stesso troppo citato Cnel) in cui, mediando, si faceva tacita resistenza alla voluta verticalizzazione del potere.

 

Il fatto che una riforma così orientata, sia stata arrestata il 4 dicembre non risolve il vuoto intermedio che sta dentro la nostra società, anzi ne aggiunge altri, perché da una parte torneranno comunque a galla istanze di governance accentrate (al limite sovraniste), dall’altra parte la semplice sopravvivenza dei corpi intermedi non li risana dalle loro debolezze di fondo, che da tempo ne svuotano ruolo e incidenza. Siamo di fatto ad una sfida durissima: o i soggetti della mediazione si ricostruiscono un proprio spazio nella dialettica sociopolitica oppure restano in un limbo istituzionale.

Occorre quindi una seria riflessione collettiva senza ambigue rivincite, una riflessione che peraltro non può restringersi a pure formule di aggiustamento istituzionale e organizzativo; ma deve sapersi confrontare con l’evoluzione di una società che diventa ogni giorno di più molecolare, liquida, aperta, orizzontale, circolare, indistinta, di moltitudine; e che ha un gran bisogno di una potente ispirazione sociopolitica ed anche un intelligente suo riscontro. Per portare avanti tale riflessione collettiva si impone un grande lavoro di ricerca e di dibattito in tutte le sedi sociali e istituzionali, che più hanno a cuore che lo Stato non viva con un grande vuoto intermedio.

Il fallimento della recente scorciatoia referendaria ed anche il ricordo dei fallimenti delle dimenticate commissioni bilaterali chiedono che ci si attrezzi adeguatamente e con adeguata cultura istituzionale, senza tentazioni di nuove riforme, nuove Costituenti; forse si potrebbe pensare ad una Commissione parlamentare «di studio» sull’esempio di quelle storiche del prefascismo e degli anni 50 (Vigorelli sulla povertà e Tremelloni sulla disoccupazione) e aperta a tutti i contributi necessari ad approfondire l’assetto intermedio dell’apparato pubblico italiano.

Una formula nuova su cui sarebbe utile una iniziativa del Senato. È un’istituzione che non ha rivincite da prendersi e che anzi nelle recenti vicende referendarie ha intravisto la possibilità di venire indicata come una significativa sede di incontro fra le rappresentanze sociali e territoriali: uno spazio cioè di riscontro di una potenziale logica di poliarchia, o almeno di pacata ruminazione delle troppo volatili vicende del momento. E con un prestigio istituzionale che il misurato atteggiamento nella campagna referendaria ha silenziosamente accresciuto.

Corriere(17-2-17)DERITA

http://www.corriere.it/cultura/17_febbraio_17/ricostruire-spazio-soggetti-mediazione-23cb614a-f474-11e6-9cca-0c3deaabbf55.shtml