La Riforma del Terzo settore è un fatto

La riforma del Terzo settore è ormai un fatto. Sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale tutti e tre i decreti legislativi, approvati dal Consiglio dei Ministri il 28 giugno scorso, che completano il quadro delle norme di attuazione della legge delega per la riforma del Terzo settore varata il 6 giugno 2016 (Legge n. 106). Il nuovo Codice riordina tutta la normativa riguardante gli enti appartenenti a questo comparto al fine di sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, a elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione dei principi costituzionali. Si tratta di un’ampia opera di razionalizzazione, in cui vengono innanzitutto definiti gli enti del Terzo settore, individuati nelle organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, incluse le cooperative sociali, reti associative, società di mutuo soccorso, associazioni, riconosciute o non, fondazioni e altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi. Complessivamente sono trecentomila organizzazioni, circa 1 milione di lavoratori e 5 milioni di volontari. «Un mondo importante al quale abbiamo voluto dare un riconoscimento politico e normativo» ha dichiarato il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, nel corso della conferenza stampa al termine del Cdm che ha approvato la riforma. «Sono attori essenziali per la coesione sociale – ha aggiunto – la cui frammentazione ora verrà superata». «Per la prima volta abbiamo una definizione di cos’è il Terzo settore – ha affermato il Sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba, nella stessa occasione –. Fino a oggi era solo una formula sociologica descrittiva. Ora è riconosciuto dalla legge: l’architrave di questa regolamentazione è in un unico Registro del Terzo settore. Prima di oggi ce n’erano tanti; la situazione non era trasparente, qualche volta era anche opaca. Da quando sarà avviato il nuovo Registro ci sarà un unico punto di riferimento, gestito dalle regioni su un’unica piattaforma nazionale. Questo significa più trasparenza e informazioni più ricorrenti. E per le istituzioni una migliore conoscenza dei soggetti a cui si erogano i fondi».

Per poter accedere ai benefici, non solo di carattere tributario, ad essi riservati, gli enti del Terzo settore saranno, dunque, tenuti a iscriversi nel “Registro unico nazionale del Terzo settore”, istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, insieme al Consiglio nazionale del Terzo settore, che sarà il loro organo consultivo e rappresentativo; peraltro la procedura di acquisto della personalità giuridica è stata finalmente semplificata. Il nuovo Codice stabilisce le disposizioni generali e comuni applicabili, nel rispetto del principio di specialità, ai diversi enti che compongono il Terzo settore, dettando disposizioni in materia di organizzazione, amministrazione e controllo, di raccolta fondi, anche mediante sollecitazione al pubblico o cessione o erogazione di beni di modico valore o servizi, di contabilità e trasparenza. In base alla loro dimensione gli enti saranno chiamati a pubblicare sul proprio sito internet il bilancio sociale, redatto secondo apposite linee guida, anche ai fini della valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte. Viene anche migliorata la disciplina dell’impresa sociale, colmando le attuali lacune, relative soprattutto al regime fiscale, e vengono rimosse le principali barriere al suo sviluppo, rafforzandone il ruolo nel Terzo settore, anche in chiave di sistema. Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti in forma societaria, che esercitano in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività. Sicché impresa sociale rimane una qualifica che enti costituiti in una qualsiasi forma giuridica (associazione, fondazione, società, cooperativa) possono assumere se rispettano le diverse norme di qualificazione dettate nel decreto, ferma restando la qualificazione di diritto come impresa sociale prevista dalla legge delega per le cooperative sociali e i loro consorzi.

«La Legge – ha inoltre sottolineato Bobba – ha una dotazione di 190 milioni di euro, che nei diversi decreti sono stati per il 60% dedicati agli incentivi di carattere fiscale, come l’incremento delle detrazioni per quanto riguarda le donazioni dei cittadini verso queste organizzazioni». Nell’apprezzare nel suo complesso la ponderosa opera di riordino e aggiornamento della normativa di settore, Acri ha accolto con particolare favore le nuove norme inerenti la riorganizzazione del sistema di gestione dei Fondi speciali per il volontariato, rilevandone la piena sintonia con le proposte a suo tempo avanzate dalla stessa Acri, d’intesa con il Forum nazionale del Terzo settore, CSVnet e la Consulta nazionale dei Comitati di Gestione.

«Con il nuovo impianto normativo – ha dichiarato Giuseppe Guzzetti, presidente di Acri – si riconosce e si valorizza l’importante funzione delle Fondazioni a sostegno dei Centri di servizio per il volontariato, sia nel finanziamento degli stessi, sia nella guida degli organismi preposti al loro controllo. Grazie alle nuove norme si mette al passo coi tempi un sistema di gestione dei fondi che, dopo più di venti anni dalla sua istituzione, aveva bisogno di una messa a punto. Il merito di questo risultato è da dividere tra molti che hanno profuso il proprio impegno, a partire dalle realtà operative del settore e sino ai più alti livelli istituzionali. Credo, però, che un riconoscimento particolare di merito debba andare al Sottosegretario Luigi Bobba che, nell’esercizio della delega affidatagli sulla complessa materia oggetto della riforma, ha saputo ben coniugare l’ascolto delle esigenze e delle proposte degli operatori con la tenacia necessaria a non smarrire il senso dell’interesse generale da perseguire. Le Fondazioni confidano ora in una pronta attivazione dei meccanismi necessari all’impianto e alla messa a regime del nuovo sistema. Esse, in prima fila tra i soggetti chiamati a tali adempimenti, sono come sempre pronte a fare la propria parte».

la Riforma del terzo Settore è un fatto

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