“Le risaie rischiano di scomparire”, l’allarme dei produttori

Otto Paesi Ue chiedono la revisione delle norme sulle importazioni dai Paesi meno avanzati

Le risaie italiane rischiano di sparire. Insieme alle produzioni di riso se ne andrebbe anche un giro d’affari di oltre un miliardo di euro l’anno che è distribuito su oltre 4 mila aziende, grandi e piccole. Il danno però, oltre che economico, finirebbe per diventare anche ambientale con un prezzo per tutta la collettività. L’immensa rete di canali che accompagna i campi di riso ha, infatti, protetto per secoli il nostro territorio dalle alluvioni e le piantagioni hanno fatto sì che i terreni diventassero fertili per altre coltivazioni ancora. Abbandonare questo mondo vuol dire contribuire al dissesto ambientale.

L’allarme è stato lanciato dall’Ente nazionale risi che ha riunito intorno a sé, nella sua sede a Milano, i produttori del settore degli otto Paesi europei che operano in questo ambito. Per la prima volta le rappresentanze di Spagna, Grecia, Portogallo, Francai fino a Bulgaria e Ungheria, hanno parlato con una sola voce. Non è però la prima richiesta di aiuto che arriva da chi opera nel settore. Di recente sono scesi in campo anche Consorzi e Cooperative locali oltre alla Cia. La richiesta è quella di una revisione delle norme decise nel 2009 che riguardano le aggressive importazioni dai Paesi Meno Avanzati (i così detti Pma che includono, per esempio, Cambogia e Myanmar). Per effetto della decisione del 2009 questi Paesi esportano senza dazio. Questa liberalizzazione ha portato a un’invasione di riso asiatico. Oggi il consumo Ue di riso è coperto per il 50% da prodotto di importazione che per i 2/3 non paga i dazi di import.

Il riso cambogiano ha costi di produzione molto distanti da quelli dell’area europea e quindi è scambiato a prezzi stracciati. Così in pochi anni i risi asiatici hanno portato a notevoli squilibri. «Soltanto nell’ultimo anno abbiamo visto un calo delle quotazioni del riso italiano del 30% – ha detto Giuseppe Ferrarsi del Copa-Cogeca -. Se la Commissione europea non adotta interventi straordinari, di questo passo, tra uno o due anni, le aziende italiane si troveranno in una situazione pesante da cui non riusciranno a risollevarsi».

La produzione europea di riso ammonta a 1,8 milioni di tonnellate annue per un fatturato annuo di circa 3 miliardi di euro. L’Italia è il maggior produttore di riso con i suoi 234mila ettari coltivati a riso, 4.265 aziende risicole, 100 industrie risiere per un fatturato annuo di 1 miliardo di euro. Il 70% della produzione italiana è rivolta all’export, e una grossa fetta delle esportazioni del nostro Paese finiscono sul mercato del Vecchio continente. Il riso dai Paesi Pma toglie quindi mercato ai produttori italiani oltre che a quelli degli altri produttori europei. Adesso la filiera europea invoca l’attenzione della Commissione europea e l’apertura di un tavolo sulla questione. «Negli anni scorsi era solo l’Italia a protestare – ha dichiarato Paolo Carrà, Presidente dell’Ente Nazionale Risi – ma a Milano è stato creato un fronte compatto di tutti i Paesi europei che producono riso e la Commissione non potrà non ascoltare».

L’obiettivo è anche quello di sensibilizzare la politica nei singoli Paesi. A tal proposito l’Ente nazionale risi ha rivolto un appello al ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, affinché riunisca gli altri ministri di tutti gli altri Paesi europei che producono riso perché vengano rinegoziate le regole

Stampa(22-02-17)risaie

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