Luigi Bobba: “Con la nuova legge abbiamo dato un passaporto comune al Terzo settore”

«Grazie alla nuova legge non sentiremo più parlare del cosiddetto Terzo settore, perché viene definita una nuova figura giuridica: gli enti del Terzo settore. Per trent’anni il legislatore ha inseguito le realtà che di volta in volta emergevano, ma senza avere un disegno di insieme, per cui finiva per prevalere la natura fiscale. Ora, invece, disponiamo di un pavimento civilistico comune».
L’On. Luigi Bobba è Sottosegretario al lavoro del governo Renzi, ed è stato ospite del Forum organizzato dalla redazione di Nuova Società per illustrare i contenuti della recente Legge delega “per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale”, approvata in via definitiva dal Parlamento a fine maggio. Un provvedimento di grande rilevanza che opera una razionalizzazione normativa creando il Codice del Terzo settore, riforma i centri di servizio per il volontariato, istituisce il Consiglio nazionale del Terzo settore e la Fondazione Italia Sociale.
La legge delega è il frutto di un lavoro durato due anni. Fu Renzi, a Lucca, in occasione del Festival Italiano del Volontariato a lanciare l’idea di inserire nel puzzle delle riforme anche quella del Terzo settore. Il governo predispose delle linee guida e partì una campagna di ascolto a cui parteciparono più di 1.200 soggetti del variegato mondo del Terzo settore, che integrarono e criticarono quel testo, che arrivò poi in Parlamento. Il principio che sta alla base della legge è dare applicazione all’art. 118 della Costituzione, che stabilisce che le istituzioni della Repubblica, dallo Stato ai Comuni, ‘favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà’.
La sfida era quella di come assolvere a questo impegno programmatico, creando condizioni che favoriscano e sostengano questa libera crescita delle attività di interesse generale da parte dei cittadini.

La redazione di Nuovasocietà con Luigi Bobba dopo il forumLa redazione di Nuovasocietà con Luigi Bobba dopo il forum

Lei proviene proprio dal mondo del Terzo settore: è stato presidente nazionale delle Acli e portavoce del Forum del Terzo settore, prima di essere eletto in Parlamento con La Margherita e quindi con il PD. Questa legge viene a colmare un vuoto definendo giuridicamente l’identità del Terzo settore…

La legislazione nei tre decenni precedenti aveva inseguito le realtà nuove che emergevano, le organizzazioni di volontariato, le ong, le cooperative sociali, ecc., e ogni volta veniva creata una norma ad hoc. Il Terzo settore non era mai stato definito compiutamente, mancava un abito comune, non c’era un disegno di insieme e l’assenza di un pavimento civilistico comune ha fatto sì che la norma preminente finisse per essere quella fiscale. Ma la onlus non è una figura giuridica del codice civile, è semplicemente una figura fiscale. Ora abbiamo un vero passaporto comune delle realtà del Terzo settore, un perimetro ben definito per cui non si parlerà più del ‘cosiddetto’ Terzo settore. All’art. 1 si definiscono gli enti del Terzo settore come soggetti di natura privata, senza scopo di lucro, che perseguono finalità di carattere civico, solidaristiche e di utilità sociale e che promuovono e realizzano attività di interesse generale.

Ora spetterà ai decreti attuativi definire in modo preciso e dettagliato queste caratteristiche…
Sì, sarà compito del governo nei decreti attuativi definire compiutamente queste attività. Certamente il governo predisporrà un decreto principale, che sarà quello del Codice del Terzo settore. La normativa è copiosa, lo stesso ente viene etichettato in modo diverso a seconda della Regione, e bisogna mettere ordine evitando di costruire architetture sgraziate rispetto alla realtà, pur favorendo al tempo stesso dei cambiamenti. Bisognerà andare a verificare quale è l’impatto sociale di queste attività, cosa restituiscono alla comunità. Non bisogna complicare la vita a queste organizzazioni, però occorre che rendano conto di quello che effettivamente viene fatto. Per molte associazioni è sotto gli occhi di tutti, per altre non è così e chi è destinatario di un favor, di un sostegno, di una promozione da parte di un’istituzione pubblica deve rendere trasparente e misurabile ciò che fa. Su questo punto la discussione è aperta.

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