“Meno Torino nel Pd”

Lo Spiffero, Martedì 24 Luglio 2018

Il partito del Piemonte 2 chiede di contare di più nei futuri assetti. Bobba stila il cahier de doléances e pensa a una doppia candidatura: al congresso per la segreteria regionale e a Palazzo Lascaris. Stilettate tra Borghi e Reschigna

Tutto e subito, o almeno in fretta. Il Pd, ormai da mesi in attesa di un nuovo segretario e arrivato verso la fine della legislatura senza aver fatto un solo passo in avanti verso la nuova legge elettorale, decide di smettere il guscio della lumaca per indossare la pelliccia della lepre. Lo fa una sera, quella di ieri, a Vercelli provincia simbolo di quell’altro Piemonte diverso e trascurato da Torino, verso il quale lancia il guanto, sia pure di velluto, ma pur sempre  di sfida. O, se si vuole, di sprone. Le richieste sono almeno un paio, l’indirizzo lo stesso: via Masserano e, per  conoscenza, via dell’Arsenale, sede del gruppo regionale dem.

Sintetizzando, dall’incontro promosso dall’ex sottosegretario Luigi Bobba sono infatti due i punti che lo stesso metterà nero su bianco in un documento destinato alla direzione regionale già fissata per il prossimo 30 luglio: un congresso in tempi brevissimi, accelerati dalla decisione di Sergio Chiamparino di non ricandidarsi che muta di conserva anche il suo ruolo di reggente dopo le dimissioni di Davide Gariglio e, seconda questione, una proposta di legge elettorale che contenga tre elementi irrinunciabili, ovvero l’abolizione del listino, la doppia preferenza di genere e un premio di maggioranza che garantisca le province più piccole che, altrimenti, rischiano di non avere rappresentanza.

Allargando il campo, come ha fatto Bobba invitando tutti i parlamentari ed ex, segretari provinciali e consiglieri regionali, e guardando in controluce le due istanze non è difficile scorgere nella prima l’opzione di una soluzione come quella applicata per l’elezione di Maurizio Martina alla segreteria nazionale, oppure incamminarsi con passo egualmente spedito verso le primarie. Non solo: è uscito altro dall’incontro cui hanno partecipato,  tra gli altri i deputati Enrico Borghi e Mino Taricco, gli ex Daniele Borioli, Franca Biondelli, Nicoletta Favero, Elena Fissore e poi i consiglieri regionali Vittorio Barazzotto, Angela Motta, gli assessori Augusto Ferrari, Giorgio Ferrero e Aldo Reschigna, con assente il capogruppo a Palazzo Lascaris Domenico Ravetti che ha voluto mantenere un atteggiamento super partes, finendo con il mettere il timbro della fronda contro Torino alla riunione vercellese.

È venuto fuori, non certo inatteso, il messaggio con cui uno dei due “Piemonti” non intende affatto accettare, tantomeno subire la scelta di un segretario regionale che non provenga proprio da una di quelle province che ormai mostrano sempre più insofferenza verso il Torinocentrismo declinato nella guida del partito e che per questo si sono ritrovate, con i loro vertici, ieri sera.

Un po’ messa cantata di un rito attratto dallo scisma nei confronti di Torino, qualche nota più alta come quelle tra il deputato Borghi e il Reschigna con il primo che punta il dito verso il vicepresidente dicendogli di essersi autocandidato e il secondo che apre il libro su quelli contenti del ritiro del Chiampa e gli altri (a volte gli stessi) che hanno lavorato per tagliarli le gambe, e un po’ crociata per liberare il Piemonte 2 dal giogo torinese: questo e altro, alla fine, è stato l’incontro organizzato da Bobba. Lui resta in lizza per la segreteria.

E c’è chi dice stia pure ragionando su una non improbabile candidatura a consigliere regionale. Per ora si dedica a quel documento che arriverà in direzione a fine mese. Quando il partito dovrà decidere su due questioni “urgenti”, che si trascinano una da mesi, l’altra da anni. La lumaca diventerà lepre, oppure alla fine sarà solo un camaleonte?