MOZIONE SULL’INFANZIA

MOZIONE

 

La Camera,

premesso che,

 

Il 17% dei cittadini italiani è minore di età: sono infatti 10 milioni e 837 mila le bambine, i bambini e gli adolescenti del nostro Paese. Questo significa che circa un italiano su sei è un bambino o un adolescente. I minori di età non votano, non appartengono alle lobby che fanno pressione sulle agende politiche dei governanti del mondo, non scioperano, non hanno sindacati e non possono costituirsi in corporazioni. I loro diritti sono sanciti nei primi 40 articoli della Convenzione sui diritti dell’infanzia, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 20 novembre 1989 e resa esecutiva in Italia con la legge 176 del 27 maggio 1991.

 

L’Italia è stata protagonista negli ultimi vent’anni del ’900 anche grazie al sostegno e all’azione politica dei governi di centrosinistra di azioni forti ispirate alla promozione dei diritti delle persone di minore età, mentre oggi assistiamo ad un pericoloso arretramento culturale, ad una inerzia legislativa e ad una quasi totale assenza di risorse economiche investite, oggetto di critiche da parte di tutti gli organismi nazionali e internazionali a tutela dei diritti dei minori di età. Criticità che il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia ha segnalato con evidenza al nostro Paese, raccomandandoci, ancora una volta, di colmarle al più presto. L’Italia è tra i Paesi OCSE con un tasso di povertà relativa molto elevato fra i bambini: il 15% di loro vive in famiglie con redditi inferiori alla media nazionale. Secondo l’ISTAT, infatti, in Italia sono 1 milione e 876 mila le persone di minore età che vivono in famiglie povere e 653 mila quelle che vivono in condizione di assoluta povertà. La situazione più grave è nel Mezzogiorno: la Sicilia ha la quota più elevata di persone di minore età povere (44%), seguita dalla Campania (32%) e dalla Basilicata (31%). È allarmante inoltre il dato in crescente aumento delle famiglie a “rischio povertà”: famiglie, cioè, che non sono considerate povere ma che potrebbero facilmente diventarlo a fronte di eventi negativi.

 

Povertà, esclusione sociale e discriminazione sono le cause che impediscono alle bambine e ai bambini del nostro Paese di vivere secondo le proprie aspirazioni e capacità, sono la ragione frequente che sta all’origine dell’abbandono scolastico, di pericolosi percorsi di devianza, di isolamento dal contesto sociale e amicale che possono condurre a scelte drammatiche. Il nostro sistema di istruzione non è in grado di contenere il tasso di abbandono scolastico che è superiore a quello europeo di oltre 4 punti di percentuale: i giovani italiani, tra i 18 ed i 24, anni che hanno deciso di lasciare la scuola prima di ottenere il diploma di maturità sono il 18,8% della popolazione, mentre in Europa la percentuale è del 14,1%. Ancora una volta è il Mezzogiorno a registrare i dati più allarmanti: in Sicilia la percentuale di studenti che hanno lasciato gli studi prima del diploma è del 26%, seguono la Sardegna con il 23,9% di abbandoni scolastici e la Puglia con il 23,4% . Concorrono a questo risultato gli scarsi investimenti in risorse destinate alla scuola che sono i più bassi d’Europa: le spese per l’istruzione in Italia incidono per il 4,8% sul PIL, mentre la media europea è del 5,6%. Una scuola pubblica spesso desertificata, priva di progettualità, di investimenti, di risorse umane. Vi sono plessi scolastici di piccoli centri abitati che non hanno la possibilità di portare, nemmeno una sola volta, i bambini a teatro, o in piscina. Si tratta di bambini che vivono in contesti rurali, dove la scuola dovrebbe rappresentare la prima e fondamentale opportunità che un Paese offre alle nuove generazioni per la realizzazione delle proprie aspirazioni e potenzialità. Non stupisce dunque il crudo dato diffuso in questi giorni dalla Fondazione Agnelli secondo il quale da un confronto con Germania, Inghilterra, Stati Uniti e Francia, i ragazzi italiani sono quelli a cui la scuola piace meno.

 

La scarsità e la disomogenea distribuzione sul territorio nazionale dei servizi all’infanzia aggravano la situazione: in Italia oggi l’offerta degli asili nido è tra le più basse in Europa e solo il 12% dei bambini da 0 a 3 anni ha un posto garantito al nido pubblico, contro il 35-40% della Francia e il 55-70% dei paesi nordici. Uno studio della Fondazione Agnelli sui bimbi delle primarie dimostra che chi ha possibilità di frequentare l’asilo nido è più bravo a scuola. Un recente rapporto UNICEF ricorda che i servizi all’infanzia permettono ai bambini di uscire dal circolo della povertà familiare. Se il nostro Paese vorrà davvero consentire che si rompa quella catena che lega l’infanzia italiana povera a una vita adulta segnata allo stesso modo dalla povertà, dovrà scegliere di investire in servizi, scuola, istruzione universitaria e, nel rispetto della nostra Costituzione, garantire parità di accesso a tutte le classi sociali poiché nessun ostacolo impedisca ai più vulnerabili di raggiungere i più alti livelli di istruzione.

 

 

Tra i temi segnalati come urgenti da operatori e ed esperti c’è quello dei minori stranieri che vivono in Italia. E’ urgente provvedere ad una normativa che consenta ai figli di famiglie straniere nati in Italia di ottenere la cittadinanza italiana. Come possiamo pensare di crescere una nuova generazione di italiani se non saremo capaci di fare sentire definitivamente accolti e riconosciuti come cittadini a pieno titolo tutti questi bambini o giovanissimi che studiano nelle nostre scuole, che lavorano nelle nostre imprese, che vivono al nostro fianco?

 

Un’urgenza che non possiamo più trascurare è quella rappresentata dai minori stranieri non accompagnati per i quali si rende necessario intervenire tempestivamente per la realizzazione di un’omogenea applicazione delle norme nazionale e sovranazionali, ratificate dal nostro Paese, che garantisca tutele in tutte le zone del nostro territorio nazionale. Sono attese politiche che determinino una diversità radicale di approccio e di accoglienza in sintonia con le raccomandazioni delle maggiori associazioni accreditate nella tutela e nell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Questo aspetto è stato segnalato dal Garante nazionale dell’Infanzia, nella sua prima relazione al Parlamento italiano, come il secondo punto più urgente che attende di essere affrontato oltre che da tutte le organizzazioni che sul territorio nazionale si occupano dell’accoglienza dei minori stranieri rifugiati in Italia, in transito sul nostro territorio per raggiungere le loro comunità di appartenenza in altri paesi europei, dei bambini in fuga dai territori di violenza e guerra, degli “anchor children”, inviati dai genitori nella speranza di fungere da ancora per un inserimento futuro nel nuovo paese della famiglia rimasta nel paese d’origine.

 

La recente approvazione della Convenzione di Lanzarote segna un traguardo importante nella lotta contro la pedofilia. L’Italia fu, nel 2007 non solo tra i primi paesi a sottoscrivere la Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, ma fu anche tra i maggiori contribuenti, con una cinquantina di articoli, alla sua stesura. Ma la velocità e la dimensione davvero globale con cui le nuove tecnologie o i nuovi media si evolvono e vengono proposti sul mercato, offrendo nuovi servizi e “spazi” aperti e accessibili a tutti, mettono noi e soprattutto i più giovani, gli adolescenti, le bambine e i bambini, di fronte a nuove sfide. Le battaglie che la polizia postale italiana ha combattuto fino ad oggi sono giuste e hanno dato grandi risultati. Dal 1998 al 2012 sono stati chiusi 179 siti pedo-pornografici e sono state denunciate oltre 7500 persone. Ora con la Convenzione il loro lavoro potrà marciare ancora più spedito, ma da una recente audizione in Commissione Bicamerale Infanzia del Direttore della Polizia postale si è appreso che la “lotta si è spostata su fronti di cui non si possiedono le chiavi di accesso”. Dobbiamo avere l’intelligenza e l’umiltà di ammettere che nell’inseguimento del progresso tecnologico non possiamo che essere sconfitti. Magari di poco, ma arriveremo sempre dopo. E’ quindi necessario prevedere un investimento di risorse per un piano di informazione ed educazione che coinvolga scuola e famiglie perché i bambini e gli adolescenti possano usufruire delle positive potenzialità prodotte dall’innovazione tecnologica ma siano posti nella condizione di evitare i rischi cui possano andare incontro grazie alla conoscenza e consapevolezza degli stessi. Analoga azione di controllo e formazione va realizzata per ciò che attiene l’utilizzo dei media da parte di minori e la presenza e l’abuso dell’immagine dei minori nei media.

 

I bambini, le bambine e gli adolescenti italiani attendono da troppo tempo una giustizia a misura di minore che recepisca le Linee Guida del Consiglio d’Europa del 17 novembre 2010 o, per stare dentro ai confini nazionali, quanto previsto al riguardo dal “Piano nazionale di azione per l’infanzia e l’adolescenza” del 2011 che prevede un rafforzamento dei diritti dei soggetti di minore età e suggerisce la messa in opera di un vero e proprio sistema di tutela e garanzie dei diritti delle persone di minore età. E’ tempo che la giustizia assuma il principio del superiore interesse del minore come bussola della sua azione: dai magistrati, ai giudici, agli avvocati. Nessun interesse di categoria deve prevalere. Dai tempi della riforma Gozzini si attende di introdurre un ordinamento penitenziario per minorenni e giovani adulti secondo le indicazioni della Corte Costituzionale. Occorre procedere ad una riforma che accentri in un unico organo giudiziario le competenze in materia di minori. Occorre una riforma del sistema penale minorile che introduca un sistema sanzionatorio per i minori autori di reati.

Tra i meno garantiti è il diritto, sancito dall’articolo 12 della Convenzione  ONU che stabilisce la libertà di espressione del minore, il diritto ad essere ascoltato in ogni situazione che lo coinvolga e la sua partecipazione in ogni questione che lo interessi. E’ di una anno fa l’iniziativa del Coordinamento per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Pidida, che ha organizzato a Padova gli Stati Generali della Partecipazione. Il documento elaborato dai minori che vi hanno partecipato comincia così: “Siamo giovani, e non ci basta essere delle ombre. Vogliamo essere protagonisti del mondo. Siamo milioni di voci ….”. I giovani chiedono, legittimamente, ascolto e attenzione. Chiedono di non essere etichettati con cliché, vogliono esprimere opinioni ed essere ascoltati come “interlocutori capaci”. Spetta alle Istituzioni soddisfare questo bisogno e questa richiesta: la partecipazione dei giovani alla vita del Paese è tra le risorse più grandi che abbiamo a disposizione per realizzare una società più matura e attenta ai bisogni di tutti. Passa attraverso l’ascolto anche la possibilità di valutare e giudicare con maggiore consapevolezza nel caso di procedimenti giuridici che li riguardino.

Il quadro fin qui delineato, che riguarda solo una parte delle temi di carattere urgente riferiti alla tutela dei diritti dei più giovani dei nostri concittadini, suggerisce la necessità urgente di interventi strutturali che non sono più rimandabili. Ciò a cui dobbiamo aspirare e volere con determinazione è un quadro omogeneo e unitario di interventi che tuteli l’interesse dei minori di età, qualsiasi sia la loro condizione e per tutti gli aspetti della loro vita.
Appare in tutta evidenza che non si possa imputare alla crisi economica e finanziaria il ritardo e la mancata realizzazione di politiche a tutela delle fasce più deboli. L’attuale crisi ha peggiorato la situazione diminuendo ulteriormente le risorse riservate alla realizzazione di progettualità destinate ai bambini e agli adolescenti ma non si può trascurare il fatto che il nostro Paese registra un ritardo in questo ambito che precede la crisi. Senza contare che in altri Paesi europei, comunque colpiti dalla crisi, sono stati adottati provvedimenti finalizzati a scongiurare un peggioramento delle condizioni delle classi più povere e fragili, esposte ad un rischio maggiore a causa della contrazione delle risorse.

 

Non v’è risanamento dei conti che possa incidere positivamente sulla vita di un grande Paese come il nostro che non debba essere realizzato con rigore ed allo stesso tempo con equità. Il rispetto dei diritti dei minori è alla base di ogni piano di sviluppo  di una Nazione poiché ne determina il progresso culturale e ne promuove il cambiamento sociale in termini di maggiori possibilità garantendo a tutti i suoi cittadini pari opportunità di realizzazione delle proprie ambizioni e aspirazioni. Solo cosi’ si evita lo scontro generazionale e si sigla un patto tra padri e figli, madri e figlie. Le politiche economiche del nostro Paese devono tener conto dell’impatto inevitabile che esse hanno sulla vita dei minori e deve essere chiaro a tutti noi che i diritti delle persone, e dunque anche delle persone minori di età, non si ridimensionano in contingenze economiche difficili. Siamo tutti chiamati a proseguire il compito di tutela dei diritti che la nostra Costituzione impone, consapevoli che attribuire priorità ai diritti dei bambini, alla loro vita, alla loro protezione e alla loro crescita è garanzia di progresso e sviluppo dell’intera società italiana.

Impegna il Governo

a stanziare risorse adeguate per sostenere il 3° Piano d’azione per l’Infanzia;

a predisporre una cabina di regia per coordinare specifiche politiche per l’infanzia al fine di evitare una frammentazione delle responsabilità data la molteplicità di aspetti che il pianeta infanzia comporta;

 

ad individuare ed e allocare risorse per finanziare progetti di sostegno ed incentivazione allo studio da rivolgere ai ragazzi che si trovano in situazioni familiari a rischio di esclusione sociale;

 

a realizzare delle campagne di sensibilizzazione, nazionali e locali, al fine combattere e superare i residui atteggiamenti di chiusura e di resistenza alla dimensione internazionale della scuola italiana, favorendo così l’inclusione e l’integrazione di tutti i minori stranieri che frequentano le scuole nel nostro Paese;

 

a predisporre un sistema di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati, strutturato e non emergenziale, finanziato con uno specifico fondo pluriennale, che tenga conto della disponibilità di posti in accoglienza su tutto il territorio nazionale e che sia collegato a meccanismi di monitoraggio degli standard di accoglienza.

 

a ratificare ed attuare con urgenza la Convenzione  europea  di  Strasburgo  sull’esercizio  dei diritti dei bambini   e   quindi  sulle  modalita’  di   ascolto  dei  minori  nei procedimenti,  non  solo  giudiziari  ma  anche   amministrativi,  per consentire  loro  di far sentire la loro voce e di essere considerati non  oggetto del contendere ma soggetti di una situazione di vita che pesantemente li coinvolge;

a predisporre uno specifico ordinamento penitenziario per i minori così come raccomandato anche dalla  Corte Costituzionale,

 

Zampa, Schirru, Mattesini, Sbrollini, De Torre, Brandolini, Viola, Lomoro, Turco, Braga, Codurelli, Bobba