“No alle slot troppo vicine alle scuole”

Le Regioni bloccano il piano sull’azzardo: riduce le distanze minime dai luoghi sensibili. Il governo: 30% di macchinette in meno. Via libera dei sindaci, le associazioni insorgono

Sembrava fatta. Eppure, all’ultimo, l’accordo è sfumato. Il braccio di ferro ormai va avanti da più di un anno. Da un lato c’è il governo, che vuole varare un piano nazionale per regolamentare l’azzardo. Dall’altra gli enti locali che – temendo un affievolimento dei divieti introdotti a livello locale – alzano barricate. La conferenza unificata Stato-Ragioni era convocata in via straordinaria per oggi. All’ordine del giorno un unico punto: la riforma dei giochi. C’era anche la luce verde dei sindaci. L’Anci, con il presidente Antonio Decaro, aveva fatto sapere di essere favorevole all’ultima bozza presentata dal sottosegretario Pier Paolo Baretta: «È una nostra vittoria, le slot machine diminuiranno». Ma a mettersi di traverso, stavolta, sono state le Regioni. In primis la Lombardia, spalleggiata da Liguria, Veneto, Umbria, Basilicata e Puglia e Provincia autonoma di Bolzano: «Così non va, salta tutto».

L’azzardo non conosce crisi. Lo Stato in versione biscazziere incassa ogni anno una cifra enorme, nel 2016 dieci miliardi e mezzo di euro di cui 5,8 miliardi dai soli apparecchi slot. Il piano del governo riconosce l’esistenza di una «nuova emergenza sociale» e ha come finalità quella di ridurre l’offerta di gioco. La bozza del Tesoro prevede il dimezzamento dei punti vendita abilitati (oggi sono 98 mila) e la riduzione di almeno il 30% delle macchinette mangiasoldi in circolazione tramite la sostituzione delle attuali con dispositivi più moderni collegati in remoto a un cervello centrale. Renzi l’aveva promesso: «Toglieremo le slot da bar e tabaccherie». Sulla carta è così: entro fine anno il governo prevede «l’eliminazione dell’offerta di gioco dai cosiddetti esercizi generalisti secondari». Ma l’annunciata rivoluzione è destinata a fermarsi a metà strada: baristi e tabaccai, infatti, potranno mantenere le macchinette all’interno dei propri locali se saranno in grado di ottenere la certificazione di tipo A, che prevede sale chiuse dedicate alle slot con accesso selettivo.

Fin qui le buone intenzioni. Ma nel concreto cosa cambierà? L’ultimo testo uscito dal Tesoro contiene tre novità principali. La prima: s’introduce una distanza minima di 150 metri da scuole, luoghi di culto e Sert. La seconda: si consente l’interruzione del funzionamento delle slot per un massimo di 6 ore al giorno. Ma attenzione: queste misure non scatteranno in modo automatico. Piuttosto, saranno sindaci e governatori a decidere se applicarle o meno. Distanze e orari rappresentano quindi paletti all’interno dei quali gli enti locali potranno muoversi. Infine, il terzo punto chiave del piano: le nuove slot funzioneranno solo introducendo la tessera sanitaria, come già oggi avviene con i distributori automatici di sigarette.

Le associazioni anti-azzardo sono sul piede di guerra. Sostengono che la riforma sia «troppo timida» e accusano il governo di «vanificare il lavoro fatto in questi anni dai sindaci». A guidare la rivolta delle Regioni c’è Viviana Beccalossi, battagliera assessora al Territorio della giunta Maroni: «I 150 metri di distanza minima non bastano, ne servono almeno 300. In Lombardia già oggi sono 500. E tra i luoghi sensibili devono figurare anche ospedali, centri di aggregazione giovanile e per anziani». La polemica è anche politica. Per il Movimento 5 Stelle il piano è «un inganno bello e buono» perché spianerebbe la strada a «mini casinò di quartiere». Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, capofila nella battaglia contro la ludopatia, sparge realismo: «Si poteva fare di più? Certo che sì. Ma la bozza è un deciso passo avanti. È la prima inversione di tendenza sul tema da parte di un governo. Sarebbe un errore sprecare quest’occasione».

http://www.lastampa.it/2017/05/11/italia/cronache/no-alle-slot-troppo-vicine-alle-scuole-gs5Si7ij2IXmOsqdifDVSN/pagina.html

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