Pace e cooperazione

L’Europa, come continente aperto e plurale, è chiamata a giocare un ruolo di primo piano| nel garantire la pace e nel disegnare una nuova architettura delle relazioni internazionali fondata sul multilateralismo e sul valore dell’interdipendenza. La concezione di un ordine mondiale fondato sul diritto è quella che meglio corrisponde a questa vocazione europea; in questo senso è necessario promuovere il rinnovamento e il rafforzamento delle istituzioni internazionali (ONU e NATO in primis).
Soltanto con una nuova architettura di istituzioni democratiche internazionali sarà possibile intervenire strutturalmente sullo squilibrio del mondo e sulle ingiustizie sociali. Oggi la povertà è uno dei più grandi problemi che è drammaticamente presente nel Nord e soprattutto nel Sud del pianeta. Siamo di fronte allo sviluppo negato, un vero scandalo di civiltà. Non possiamo assistervi come spettatori passivi.
Serve una mobilitazione della società civile globale per la vita e per la pace che si impegni a correggere le politiche di “dumping” che hanno effetti distorsivi nei confronti degli agricoltori del Sud.
La strada degli “Obiettivi di sviluppo del Millennio” – che nel 2000 fu sottoscritta da 189 capi di Stato e di governo contro la povertà e per un mondo più equo e più giusto – che l’ONU si è impegnata a realizzare entro il 2015, appare già ampiamente compromessa e destinata al fallimento. L’Italia è uno dei paesi più inadempienti e lontani dallo 0,7%, oggi ridotto a poco più dello 0,1%.

Le mie proposte:

Rafforzare l’Europa civile, con un servizio civile obbligatorio in tutti i Paesi dell’UE, se si vuole che questa nuova patria sia la casa comune delle generazioni più giovani e la democrazia europea si costruisca non sulla forza militare ma attraverso un processo democratico che la renda una “potenza civile”.

Aumentare gli aiuti per i Paesi poveri, sostenendo la cooperazione allo sviluppo e riprendendo con forza l’impegno per il raggiungimento degli obiettivi globali del Terzo Millennio.

Rendere operativa la proposta della “Tax cooperation” (Congresso dell’Ocse del 2001) e adottare comuni politiche fiscali, per evitare una corsa al ribasso nella tassazione dei progetti delle grandi compagnie multinazionali, che finisce per impoverire i Paesi del Sud del mondo non solo nelle loro risorse naturali, e impedisce di ottenere adeguate risorse finanziarie per la scuola, la sanità, lo sviluppo.