Pensione Ape social, valgono i contributi esteri?

È possibile valorizzare i contributi previdenziali versati all’estero per accedere all’Ape sociale?

Per arrivare ai 30 (o 36) anni di contributi necessari per ottenere l’Ape sociale sarà possibile utilizzare anche la contribuzione versata all’estero: è quanto chiarito dal sottosegretario al welfare Luigi Bobba, in una recente interrogazione parlamentare [1].

Il sottosegretario ha specificato, in particolare, che allo stato attuale non è possibile sommare i contributi versati all’estero, per conseguire l’Ape social, per via di quanto dispone in merito di una circolare Inps [2]. La circolare era finalizzata a evitare che la platea dei beneficiari dell’Ape sociale si allargasse troppo, ma già da ora appare chiaro che gli aventi diritto a questo anticipo pensionistico sono molti di meno di quelli stimati. Pertanto, terminata la seconda fase di monitoraggio dell’Ape social, l’Inps potrebbe emanare una nuova circolare che dia il via libera alla totalizzazione dei contributi esteri, maturati in Paesi dell’Unione europea, Svizzera, See o in paesi extracomunitari convenzionati con l’Italia.

Questa totalizzazione, dunque, andrà a sommarsi alla possibilità di cumulare i contributi presenti in gestioni diverse, per ottenere l’Ape sociale: restano fuori dalla sommatoria per il diritto all’anticipo pensionistico, però, i contributi versati nelle casse previdenziali dei liberi professionisti.

Per chi matura i requisiti per l’Ape sociale grazie ai contributi versati all’estero ci sarà tempo, per presentare la domanda di certificazione dei requisiti di accesso all’anticipo, sino al 31 marzo 2018: i requisiti per l’Ape social devono essere raggiunti, in ogni caso, entro il 31 dicembre 2018. Non si sa se in futuro ci saranno delle proroghe.

Ma facciamo un breve punto della situazione per capire il funzionamento dell’Ape sociale, alla luce delle ultime novità che dovrebbero ampliare il numero dei destinatari.

Come funziona l’Ape social

L’Ape social, o anticipo pensionistico sociale, non è una pensione anticipata, ma un assegno a carico dello Stato, riconosciuto a chi possiede almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza.

La prestazione, in particolare, spetta fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia ed è riservata ad alcune categorie di lavoratori tutelati: disoccupati, invalidi, caregivers (persone che assistono un familiare di 1° grado convivente o il coniuge portatore di handicap grave) e addetti a lavori faticosi e rischiosi.

L’Ape sociale, nel dettaglio, come la cosiddetta Ape volontaria, è un anticipo pensionistico, cioè una prestazione che “accompagna” l’interessato sino alla data di maturazione del requisito di età per la pensione di vecchiaia (dal 2018 pari a 66 anni e 7 mesi per tutti, uomini e donne).

A differenza dell’Ape volontaria, o di mercato, però, il trattamento non si ottiene grazie a un prestito bancario: l’Ape sociale, difatti, è erogata direttamente dallo Stato e non deve essere restituita.

Chi può chiedere l’Ape social

Possono ottenere l’Ape sociale i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto, come anticipato, 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi), alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla Gestione separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.

Per quanto riguarda il requisito contributivo utile a conseguire la prestazione, i beneficiari dell’Ape sociale devono possedere almeno 30 anni di contributi se appartenenti a una delle seguenti categorie:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria: perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare dell’Ape sociale, è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire il sussidio di disoccupazione;
  • lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104;
  • lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.

Sono invece necessari 36 anni di contributi per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori faticosi e pesanti: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni un’attività lavorativa particolarmente difficoltosa o rischiosa. L’attività rischiosa o pesante, nel dettaglio, deve far parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • professori di scuola pre-primaria;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Per raggiungere i 30 o 36 anni di contributi, come già esposto, è possibile sommare la contribuzione di casse diverse, escluse le casse professionali.

A quanto ammonta l’Ape social

L’assegno mensile che spetta ai beneficiari dell’Ape sociale viene determinato secondo il normale criterio di calcolo della pensione, senza applicare penalizzazioni; non si possono, però, superare i 1.500 euro lordi mensili.

L’Ape sociale è corrisposta, ogni anno, per 12 mesi, anziché 13, in quanto non è una pensione, ma un anticipo pensionistico corrisposto sotto forma di indennità: la tredicesima, quindi, non spetta.

Quando si perde l’Ape sociale

L’Ape sociale è incompatibile con le prestazioni a sostegno del reddito conseguenti allo stato di disoccupazione. In particolare è incompatibile:

  • con la Naspi (l’indennità di disoccupazione che spetta ai dipendenti);
  • con l’Asdi (l’assegno di disoccupazione, erogato ad alcuni soggetti, una volta terminata la Naspi);
  • con l’indennizzo per i commercianti (corrisposto, in determinati casi, per accompagnare alla pensione il commerciante che cede l’attività);
  • col conseguimento dei requisiti della pensione anticipata.

È invece compatibile:

  • con attività lavorativa dipendente o parasubordinata, se il reddito che ne deriva non supera 8.000 euro all’anno;
  • con attività di lavoro autonomo, se il reddito che ne deriva non supera 4.800 euro annui.

Bisogna comunque cessare l’attività lavorativa per ottenere l’Ape sociale, anche se ci si può rioccupare in seguito (senza superare i limiti di reddito esposti).

Quando inviare la domanda di Ape social

Come anticipato, è necessario presentare due domande per accedere all’Ape sociale: la prima per la certificazione dei requisiti che consentono di accedere all’anticipo pensionistico e, in seguito, la domanda di Ape sociale vera e propria.

In particolare, la domanda di certificazione dei requisiti dovrà essere inviata, per chi prevede di maturare i requisiti nel 2018, entro il 31 marzo 2018.

Ad ogni modo, alla presentazione della  domanda di certificazione non sarà necessario possedere tutti i requisiti richiesti, ma solo quelli specificamente collegati alla categoria di lavoratori in cui si rientra (come il riconoscimento dell’invalidità dal 74% in su).

Gli altri requisiti sono invece certificati dall’Inps “in prospettiva” e potranno essere maturati entro la fine dell’anno (per i lavori faticosi e pesanti dovrà essere certificato anche lo svolgimento di queste attività per 6 anni negli ultimi 7 anni di lavoro).

L’Inps, una volta presentata la domanda di certificazione dei requisiti, comunicherà il suo accoglimento, o meno.

In caso di fondi insufficienti rispetto alle domande, queste vengono messe in ordine di priorità in relazione all’età anagrafica più elevata e, come secondo criterio, alla data di presentazione.

Una volta certificati i requisiti da parte dell’Inps, gli interessati dovranno presentare la domanda vera e propria di Ape, che verrà pagata sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia.

Per chi presenterà la prima domanda dopo la chiusura delle finestre, non tutto è perduto: sarà possibile presentare l’istanza, difatti, entro il 30 novembre di ogni anno, ricevendo risposta dall’Inps entro il 31 dicembre.

Le domande tardive, però,  saranno accolte solo a fronte di residua copertura finanziaria.

https://www.laleggepertutti.it/178125_pensione-ape-social-valgono-i-contributi-esteri