Più energia nella manovra e uno scatto della politica

Legge di bilancio, direzione buona ma qualche vuoto La direzione è buona, l’energia non è sempre quella sufficiente, ma c’è ancora tempo per migliorare. Questa l’impressione complessiva che si ricava dalla Manovra economicofinanziaria per il 2018, appena approdata in Senato. Su queste colonne si è già sottolineato uno degli aspetti più sconcertanti, quello legato ai segnali deludenti lanciati sul fronte del sostegno alla famiglia con figli.

Sulla strada giusta è invece la conferma degli incentivi (ancorché leggermente limati) agli investimenti delle imprese, fondamentali per la loro ripartenza dopo la paralisi post-crisi. E molto importante la novità del credito d’imposta per la formazione sulle nuove tecnologie perché i capitali di nuova generazione possono essere produttivi solo se accompagnati da lavoratori con tutte le necessarie competenze. Novità interessanti sono anche l’assegno di ricollocazione che anticipa l’intervento a favore di lavoratori in settori in crisi prima del loro effettivo licenziamento e l’Ape che offre flessibilità sull’uscita in pensione, mantenendo l’equilibrio dei conti pubblici.

Su alcuni capitoli fondamentali si sarebbe potuto e dovuto (potremmo essere ancora in tempo, ribadiamo) spingere l’acceleratore. Il lavoro realizzato sui nostri territori, con il cammino tra le ‘buone pratiche’ in vista della 48ª Settimana Sociale dei cattolici, ha aiutato a mettere in rilievo – anche se qualcuno sembra aver voluto fare di tutto per non accorgersene – alcune priorità del Paese non sufficientemente presidiate.

Un tema chiave è quello del patto (anche finanziario) tra generazioni, con l’opportunità per quella adulta, patrimonializzata e alla ricerca di rendimenti e sicurezze, di mettere a disposizione (e a reddito) le proprie risorse investendo sui giovani che cercano lavoro e avviano imprese senza avere patrimoni alle spalle. La via dei Piani individuali di risparmio (Pir) viene, ora e a questo proposito, ampliata verso i fondi immobiliari, ma dovrebbe includere con più decisione vie di finanziamento alle piccole e medie imprese non quotate, attenzione alla creazione di valore socialmente e ambientalmente sostenibile e alle nuove forme di finanziamento in capitale di rischio in rete come l’equity crowfunding.

Si ha inoltre l’impressione che uno dei fattori che spiega il ritardo del Paese in materia di occupazione giovanile sia lo scollamento tra mondo della scuola e mondo del lavoro (in Germania la disoccupazione giovanile è nulla e un giovane su quattro esce da scuola e/o università dopo un percorso duale che prevede una parte importante di formazione dentro il mondo del lavoro).

Per intraprendere in modo deciso la via del sistema duale ci vorrebbero più risorse per rinforzare apprendistato, formazione professionale secondaria e terziaria, ma i fondi su queste partite sono stati diminuiti. Anche sulle reti di protezione universale si conferma che la via è giusta, ma anche che la si percorre con non sufficiente energia. Le risorse per il Reddito d’inclusione (Rei) sono largamente insufficienti rispetto al fabbisogno necessario per portare tutti coloro che sono sotto la soglia di povertà almeno a quel livello minimo, avendo sempre come obiettivo il reinserimento nel tessuto sociale e produttivo. Le risorse da cui attingere potrebbero e dovrebbero essere anche quelle della Web Tax. Il premier Gentiloni, in questi giorni in viaggio in Oriente, potrebbe prendere esempio dall’India, che ha avuto il coraggio di procedere da sola con una tassa sulle transazioni in rete. Aspettando la misura europea alla quale si può arrivare solo attraverso la cooperazione rafforzata vista la resistenza di Paesi membri che fanno purtroppo da ‘paradisi fiscali’ interni all’Unione.

Più in generale, su questo punto non usciremo dalle attuali difficoltà economiche e sociali senza affrontare il nodo dell’elusione fiscale internazionale. Solo ‘pagando meno ma pagando tutti’ riusciremo a redistribuire la maggiore ricchezza aggregata creata a livello mondiale trasformandola in domanda diffusa e in potenziale piena occupazione. Qualcosa di più si può e si deve inoltre fare per fugare l’impressione ormai unanime che, anche in confronto ad altri Paesi, l’iniziativa in Italia sia soffocata da una burocrazia pletorica, paralizzante e paralizzata dal rischio di assumersi qualunque responsabilità visti i pericoli legali a cui va incontro.

Bisogna assolutamente conciliare onestà e trasparenza con snellezza delle procedure, e il modo va assolutamente trovato. Intanto, per giustificare i saldi della Manovra, il ministro Padoan deve ancora combattere con i bizantinismi del Fiscal Compact, con il suo modello ormai inadeguato alle novità economiche che viviamo e che produce il risultato insensato di un Paese come l’Italia che sarebbe oltre l’output potenziale pur in presenza di una disoccupazione all’11%. L’impressione finale di fondo è che questo nostro Paese per fare uno scatto in avanti abbia bisogno di uno scatto in avanti della classe politica e dell’opinione pubblica. La prima deve essere capace di puntare su interventi strutturali con effetti permanenti nel tempo piuttosto che su sollievo a breve senza effetti duraturi. Pur sapendo che in alcuni casi non sarà lei a tagliare il nastro delle opere realizzate. La seconda deve crescere e maturare perché il paradosso dell’Italia è che il teatro affascina più della politica, e spararla grossa aiuta ad avere voti. Non so se, da noi, in un’astratta competizione tra un politico noioso e affidabile e un capopopolo arruffone e istrionico il primo potrebbe mai vincere contro il secondo.

Abbiamo forse bisogno di prendere esempio dalla Germania, dove l’usato noioso ma affidabile e sicuro ottiene la maggioranza dei consensi e dove opposte fazioni sanno rimboccarsi le maniche e lavorare insieme ai nodi del Paese il giorno dopo un eventuale ‘pareggio’ elettorale. Ma questo livello di maturità non pare purtroppo dietro l’angolo.

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/pi-energia-nella-manovra-e-uno-scatto-della-politica

Avvenire(2-11-18)