Riccardi: “Bergoglio ha già una vittoria. Grazie a lui la gente si è riavvicinata alla Chiesa”

Il messaggio di papa Francesco riesce a toccare il cuore delle persone, anche quelle lontane dalla fede. Questa è la «riforma» fondamentale attuata dal pontefice più osteggiato della storia contemporanea. Parola di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che avverte: un papa non va valutato come un manager.

Professore, come sta il Vaticano?

«Non si può isolare quello che accade oltre Tevere dal cattolicesimo, che all’inizio di questo decennio era percepito in gravissima crisi. Con la rinuncia di Benedetto XVI sembrava fosse impossibile governare la Chiesa. Poi è arrivata la “sorpresa Francesco”».

E con lui sono iniziate le riforme: stanno funzionando?

«Quella che le racchiude tutte è il mutamento del rapporto della Chiesa col mondo. Cioè il passaggio da una posizione difensiva a una di simpatia, che tocca il cuore della gente, anche di chi non crede. Senza questa chiave di lettura – che può essere chiamata anche tenerezza, misericordia, apertura – non si capisce il pontificato».

Sì però la «barca di Pietro» va guidata: Bergoglio lo sta facendo bene?

«Innanzitutto, non bisogna valutarlo come un manager d’azienda, ma guardarlo come un papa che opera per la “conversione pastorale” della Chiesa. Poi certo, Bergoglio è anche uomo di governo e sa che bisogna passare attraverso scelte anche non vincenti. Ma tutti i cambiamenti vanno inquadrati nel più importante: l’impatto con la gente».

È il più importante perché ha creato popolarità?

«No, perché ha rigenerato l’idea di Chiesa di popolo, ribaltando la concezione di Chiesa come minoranza coesa e combattiva».

Che cosa più desidera il Papa tra gli obiettivi non ancora raggiunti?

«Che i poveri siano più centrali nella Chiesa, il che aiuterebbe anche un clima migliore nella Curia».

Ecco, come si spiega le tensioni che lo circondano?

«Di fronte a globalizzazione, migrazioni, concezione diversa di famiglia, convivenza di religioni diverse, Francesco suggerisce come essere cattolici. Questo è così scomodo che porta ad allineare vari no, rafforzati dalla tipica forza di inerzia della Chiesa, che fatica a cambiare».

Ma è «normale amministrazione» per un Pontefice?

«No. Mai c’è stata un’opposizione così aperta a un papa come a Bergoglio, diffusa a vari livelli, dalle gerarchie, ai laici, ai blog».

Con che caratteristiche?

«È un rifiuto del suo messaggio, qualche volta una delegittimazione del portatore del messaggio. Penso a un certo tradizionalismo, e mi chiedo: come può essere tale rifiutando il Papa? Poi c’è l’indifferenza, come se il papa non fosse cambiato: questo magari viene infiorettato con qualche citazione di Francesco ridotto a slogan».

Francesco ce la farà?

«Il suo intuito e la bussola sapiente del popolo di Dio andranno nel senso giusto: quello del Vangelo e della storia che corre».

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Stampa(16-3-17)Riccardi