Riforma del non profit sotto esame aspettando i decreti attuativi una rivoluzione per sette comparti

ENTRO LA METÀ DEL PROSSIMO ANNO È ATTESO UN PRIMO BILANCIO DELLE MISURE GIÀ APPROVATE AD AGOSTO, IN MODO DA VALUTARE EVENTUALI CORREZIONI DI ROTTA. SI VA VERSO UNA COMMISSIONE TECNICA

La Repubblica Affari & Finanza, 16 ottobre 2017

Milano

Cantiere aperto per la riforma. Se tutto andrà bene, ci vorrà ancora circa un anno e mezzo per completare la riforma del non profit. Infatti, anche se ad agosto è stato compiuto un passo decisivo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Codice del terzo settore, che identifica la platea degli enti di riferimento (tutti gli enti privati che operano senza scopo di lucro per il perseguimento di finalità solidaristiche e nell’interesse generale, in attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà), molto resta ancora da fare. Occorrono ora 39 decreti attuativi – 26 relativi al Codice, 12 riferiti all’impresa sociale e infine uno per regolamentare il nuovo 5 per mille – per definire tutte le questioni che restano ancora aperte. In particolare, all’inizio del 2019 diventerà operativo il nuovo Registro unico del Terzo settore, uno dei pilastri previsti dal nuovo ordinamento. Gli enti che vorranno ottenere l’iscrizione dovranno dimostrare di garantire la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, i rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l’assicurazione dei volontari e indicare in maniera puntuale la destinazione degli eventuali utili. Entro la metà del prossimo anno è atteso un primo bilancio delle misure approvate fino a questo momento, in modo da valutare eventuali correzioni di rotta: a breve dovrebbe essere costituita una commissione tecnica proprio con l’obiettivo di fare un bilancio su come stanno andando le cose. Sotto osservazione sarà soprattutto l’impianto del Codice, che riconosce sette tipologie di enti: organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, imprese sociali, enti filantropici, reti associative, società di mutuo soccorso, infine altri enti (la categoria comprende associazioni riconosciute e non, fondazioni, enti di carattere privato senza scopo di lucro diversi dalle società).

Un’altra questione da definire riguarda il sostegno pubblico alle realtà del settore, a cominciare dal Fondo da 60 milioni di euro per i progetti innovativi, che riguarderà gli enti associativi (quindi saranno escluse le imprese sociali), andando a premiare le iniziative capaci di portare nuova linfa nel comparto. Nelle prossime settimane, intanto, dovrebbe essere costituito il Consiglio nazionale del Terzo settore, organo consultivo con una trentina di membri (ne faranno parte rappresentanti degli enti più rappresentativi, oltre che esperti del settore e rappresentanti delle autonomie regionali e locali, nessuno dei quali percepirà un compenso per l’attività prestata) che lavorerà all’armonizzazione legislativa dell’intera materia. Un reticolato di interventi, messi a punto dopo un lungo confronto con le organizzazioni e gli esperti, che ha l’obiettivo primario di creare chiarezza e aumentare la trasparenza in un settore divenuto vitale per l’economia italiana, che interviene in tutte quelle situazioni in cui non è identificabile una logica pubblica o di mercato (da qui la qualifica di terzo). Di positivo c’è che cresce anche la sensibilità dei cittadini italiani verso le realtà del comparto. Secondo uno studio condotto dall’Istituto italiano per la Donazione in collaborazione con Assif-Associazione italiana fundraiser, nel corso del 2016 oltre un terzo (per la precisione il 36%) delle realtà non profit ha aumentato le proprie entrate (mediamente del 5% rispetto a quanto registrato nel corso del 2015), mentre solo il 22% ha registrato una contrazione. Quanto ai sostenitori, cresce soprattutto la componente aziendale, con un progresso dell’8% nell’ultimo anno. Segno che si va rafforzando un nuovo canale accanto a quello dei privati, che resta comunque maggioritario. E una spinta ulteriore è attesa dal 2018, con l’entrata in vigore del nuovo regime agevolativo per le imprese (sotto forma di deduzioni) e i privati (in questo caso si potrà scegliere per la soluzione più conveniente tra deduzioni e detrazioni in sede di dichiarazione dei redditi) che effettueranno donazioni agli enti iscritti nel registro del terzo settore. (l.d.o.) In arrivo il Consiglio nazionale del Terzo settore, organo consultivo Giuliano Poletti , ministro del Lavoro