Salario minimo legale – #PropostePd

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SALARIO MINIMO LEGALE 

Per un’esistenza libera e dignitosa

In caso di violazione, per il datore di lavoro è prevista una sanzione fino a 20 mila euro e dovrà pagare al  lavoratore la mancata retribuzione

Sono circa due milioni i lavoratori in Italia che non hanno un contratto collettivo di riferimento e oltre 2,5 milioni possono essere considerati lavoratori poveri proprio per gli stipendi: sono i cosiddetti working poors che anche il reddito di cittadinanza escluderebbe da qualsiasi tipo di aiuto pubblico e ricevono salari al di sotto dei minimi stabiliti dalla contrattazione.

Nell’Unione europea il salario minimo legale è in vigore in grandi Paesi come Francia e Germania e sono soltanto 5 gli Stati, oltre all’Italia, dove non è presente.

Con questa proposta di legge ci proponiamo di istituire il salario minimo orario per garantire ad ogni lavoratore un trattamento economico equo e, come sancisce l’articolo 36 della Costituzione, “una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

La proposta di legge prevede quindi l’istituzione del salario minimo orario e lo definisce come la retribuzione oraria minima che il datore di lavoro privato è tenuto a corrispondere al lavoratore, pari a nove euro all’ora al netto dei contributi previdenziali e assistenziali, nei settori non regolati da contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale .

La proposta di legge prevede anche l’istituzione di un’apposita Commissione, formata da esperti e da rappresentanti delle parti sociali, che dovrà dare indicazioni al ministro del Lavoro e delle politiche sociali per l’aggiornamento periodico del salario minimo orario.

Per il datore di lavoro che corrisponda ai lavoratori una retribuzione inferiore a quella stabilita dalla legge è prevista una sanzione fino a 20 mila euro e il pagamento della mancata retribuzione al lavoratore.

Le disposizioni della legge si applicano ai contratti di lavoro stipulati o rinnovati successivamente alla data della sua entrata in vigore.