Scelte e ambizioni dell’europeista Macron

In Europa, in questo 2017 di frequenti e cruciali appuntamenti elettorali, seguiamo con inusuale attenzione l’esito di ciascun voto. Al di là delle rispettive preferenze, siamo tutti coscienti che dai vari risultati nazionali dipenderà anche il futuro dell’Unione europea e dunque, una parte rilevante del nostro futuro.

Le istituzioni Ue mostrano, da tempo, i segni dell’usura: spesso rispondono con difficoltà e lentezza alle sfide di un mondo globalizzato; serpeggia l’insoddisfazione; la collaborazione cede il passo alle contrapposizioni. Nel dibattito politico, le voci critiche tendono a prevalere; anche in Italia, attaccare l’Unione sembra pagare in termini di consenso.

 

È in questo quadro che assume un particolare rilievo quanto accaduto ieri in Francia. Al ballottaggio per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, si confrontano i due candidati che maggiormente hanno messo l’Europa al centro della loro campagna: Marine Le Pen, in negativo; Emmanuel Macron, in positivo. La prima ha posizioni piuttosto note, perché portate avanti da anni, nel solco di una riaffermazione della sovranità statale, in antitesi alla condivisione di competenze politiche, con altri paesi, in seno all’Ue; tanti l’accusano di protezionismo, nazionalismo e isolazionismo. Solo adesso, invece, s’incomincia a comprendere meglio la visione dell’apparente favorito.

Macron è cresciuto nelle meritocratiche grandes écoles francesi e ha avuto esperienze professionali di alto livello oltre che di governo. È un tecnico, con dimestichezza internazionale che conosce tutti ed è ben conosciuto nelle sedi Ue. Diventando pienamente politico e presentandosi alle elezioni, ha compiuto una scelta audace: in netta controtendenza rispetto all’abituale profluvio di distinguo sull’Unione, sostiene l’integrazione europea, ne spiega i benefici passati e attuali, crede nel suo avvenire.

In altre parole, intende operare dentro «questa» Europa, per migliorarla, non evocare di continuo un’«altra» Europa; è latore di azioni concrete, di miglioramenti reali, non solo di riferimenti valoriali — pur fondamentali — e ancor meno di utopie. Si riallaccia alla scuola dell’europeismo del fare: quello dei suoi compatrioti Robert Schuman e Jaques Delors; come loro, vede nell’Unione una via per risolvere i problemi, non un ostacolo. Anzi, rifugge l’illusione che gli Stati, chiusi nei loro confini nazionali, possano difendersi dalla concorrenza internazionale, dalla crisi economica, dai flussi migratori, dal terrorismo, dalle guerre in terre vicine. In un paese che ama il suo tricolore, dall’esaltante simbologia storica, ha avuto il coraggio di sventolare la bandiera blu-stellata: richiamo d’orgoglio europeo e pro memoria a chi questa bandiera la nasconde per pavidità o infelice polemica.

Se diventerà presidente, penso che Macron si ispirerà a un’ortodossia molto dinamica, puntando a rilanciare l’Ue, con incisive riforme mirate. Niente liti sterili o propaganda: al contrario, proposte realizzabili e iniziative per favorirne la condivisione.

È proprio ciò che serve a un’Unione sfibrata, per far fronte alle sfide odierne che preoccupano noi cittadini. Verosimilmente, il suo punto di partenza sarà il tradizionale legame franco tedesco, blindato dal trattato dell’Eliseo; non parteciperà ad «alleanze» per mettere la Germania nell’angolo, anzi ne sarà l’interlocutore privilegiato, magari più europeista dei vicini d’oltre Reno.

Con tutti i limiti delle classificazioni, lo potremmo definire un social-liberale; aspettiamoci: che difenda il mercato unico Ue e lo rafforzi; che, avvantaggiato dal disimpegno britannico, spinga per il varo di tangibili strumenti sociali per l’occupazione e di una politica industriale comune, specie nel settore della difesa.

Di sicuro, vorrà un’Eurozona stabile e ambiziosa, ne rispetterà le regole e punterà a risanare i conti pubblici francesi; del resto, sono regole che conosce, avendo personalmente contribuito alla redazione del Fiscal Compact, nel 2012. Inoltre, data la viva sensibilità della Francia alle questioni relative ai migranti e alla loro integrazione, è davvero probabile che proponga una più efficace collaborazione europea in materia; e lo stesso farà al fine di combattere il terrorismo e il suo tragico, sanguinoso impatto.

http://www.corriere.it/opinioni/17_aprile_25/scelte-mbizioni-dell-europeista-macron-8a2aaae6-2911-11e7-a532-a1780cddea55.shtml

Corriere(25-4-17)Macron