Servizio civile? Prima che obbligatorio sia indispensabile

Vita, domenica 15 ottobre 2017

di Stefano Arduini

Renzi propone l’obbligatorietà. Recentemente lo avevano fatto anche il ministro Pinotti e la Lega Nord. Gli indici di gradimento del non profit sono in crescita specie fra i giovani, come dimostra un’indagine di Swg presentata alle Giornate di Bertinoro per l’economia civile. Ma siamo sicuri che l’obbligatorietà sia la strada giusta? Forse prima occorrerebbe rendere questa esperienza davvero indispensabile e alla portata di tutti i ragazzi. In modo che siano loro a “trovarsi costretti” a scegliere di fare il servizio civile

“Penso e credo che noi dovremmo mettere in campo, per la prossima legislatura, una proposta per cui ciascuna giovane donna e ciascun giovane uomo possa fare almeno un mese di servizio civile obbligatorio”. La proposta del segretario del partito democratico Matteo Renzi, nel corso della festa per i dieci anni del Pd segue di qualche tempo la sortita del ministro della difesa Roberta Pinotti che si era detta favorevole a questa ipotesi.

Era stata presentata lo scorso 20 luglio alla Camera dei Deputati dall’onorevole della Lega Nord Davide Caparini, la proposta di legge C. 4594 per il “Ripristino del servizio militare e civile obbligatorio in tempo di pace e delega al Governo per la sua attuazione”. L’iniziatiativa fa il paio con una analoga (S.2844) presentata al Senato il 26 maggio scorso dal senatore Sergio Divina, anche lui della Lega Nord.

Di fronte sortita di Renzi, il sottosegretario al Welfare e “padre” della riforma del Terzo settore (che introduce il servizio civile universale) Luigi Bobba si è mostrato possibilista, mettendo però tre paletti: “se sarà un modo per far fare un’esperienza ai giovani; se potrà fare da volano al servizio civile universale, e se non farà venir meno l’attenzione su quest’ultimo”. Contrario invece Licio Palazzini presidente di Arci Servizio Civile e della Cnesc (Conferenza nazionale enti di servizio civile) che ha parlato di “un controsenso: non ci serve, come organizzazioni della società civile, di essere visti dai giovani come gli esecutori di un obbligo. Volontari si diviene per scelta”.

Nelle stesse ore in cui l’ex premier lanciava la sua proposta alle giornate di Bertinoro sull’economia civile veniva presentata una ricerca curata da Swg sul sentiment degli italiani nei confronti della Riforma del Terzo settore e del non profit in generale. Lo studio mostra come la maggioranza degli italiani, il 56%, ritenga il Terzo settore rilevante. Percentuale che fra i 18-24enni (in piena età da servizio civile) si impenna al 69%.

Nel 2017 sono stati oltre 100mila i giovani che hanno fatto domanda per il servizio civile, ma in base alle risorse disponibili solo la metà di loro ha fatto, sta facendo o farà questa esperienza

Per chiudere la cornice occorre tener presente un altro dato: nel 2017 sono stati oltre 100mila i giovani che hanno fatto domanda per il servizio civile, ma in base alle risorse disponibili solo la metà di loro ha fatto, sta facendo o farà questa esperienza.

Conviene dunque introdurre una forma di obbligatorietà del servizio civile, (al di là delle supposte convenienze politiche nel proporlo)? L’esperienza ci dice sostanzialmente due cose. Primo: in questo momento la domanda di servizio civile supera l’offerta. Secondo: l’impatto sociale del servizio civile è rilevante, come dimostrano per esempio le recente analisi proposta in “Giovani verso l’occupazione. Valutazione d’impatto del Servizio Civile nella cooperazione sociale” a cura di Liliana Leone e Vincenzo De Bernardo.

Se il servizio civile fa bene alla società, come sembrano essere convinti sia a destra che a sinistra, allora la chiave di volta più che l’obbligatorietà è l’indispensabilità. Il servizio civile più che reso obbligatorio ex lege dovrebbe essere considerato indispensabile dalla politica e dalle agenzie educative a partire da scuola e famiglia. Per centrare l’obbiettivo serve allora creare un ecosistema in grado non solo di far esplodere la domanda, ma anche di avere una risposta capace per qualità e dimensioni di farvi fronte.

Come fare?

Innanzitutto rendere l’effettivo il titolo che la riforma dà al nuovo servizio civile: se universale deve essere (ovvero se tutti quelli che ne fanno richiesta devono poter avere accesso al sistema), allora occorre che questo principio sia salvaguardato dalle maglie del bilancio annuale, eventualmente pensando anche a una riduzione del riconoscimento mensile oggi fissato a 433 euro a volontario.

Le imprese private (profit e non profit) andrebbero poi coinvolte maggiormente nel sostegno del sistema prevedendo un pacchetto di incentivi per chi investe nel servizio civile, inserendo per esempio questa pratica nei circuiti di welfare aziendale. Come? Finanziando tot progetti di servizio civile per i figli dei dipendenti o a vantaggio del mio territorio.

Terzo punto. Il servizio civile deve essere visto dalla famiglie come un’opportunità imperdibile, necessaria, per la formazione dei propri figli. Sino ad ora a livello di promozione è stata fatto troppo e in modo troppo poco sistemico. Lo Stato dovrebbe, prima che pensare di rendere obbligatorio il servizio civile, farsi carico dell’obbligo di far conoscere a tutti gli oltre 6 milioni di ragazzi fra i 18 e i 28 anni che non fare il servizio civile, significa perdere una grande occasione dal punto di vista della crescita personale e perché no professionale dei nostri ragazzi. Il servizio civile prima che essere obbligatorio conviene (a tutti) che sia indispensabile.