Terzo settore. Non per profitto ma per i più deboli. Ecco le novità

Approvati i decreti attuativi per applicare la legge che interessa 300mila associazioni e 5 milioni di volontari

Importanti novità per il mondo del volontariato: arriva una nuova legge, e i decreti attuativi ad essa collegati, pronta a ridisegnare le regole del Terzo Settore. Dopo tre anni dal lancio delle linee guida, finalmente il consiglio dei Ministri ha approvato una riforma che ridefinisce la fisionomia dell’impresa sociale, prevedendo nuove regole, più trasparenza e facilitazioni fiscali.
Trecentomila associazioni, 1 milione di lavoratori, 5 milioni di volontari: sono questi i numeri dei soggetti interessati dalla nuova riforma. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, in conferenza stampa con il sottosegretario Luigi Bobba, parla di “un riconoscimento politico e normativo a questo grande mondo”, volto a “superare elementi di frammentazione della normativa e anche per introdurre elementi di innovazione”.
Che cosa cambia? Innanzitutto si definisce, per la prima volta, che cosa è il Terzo settore: si esce dalle formule sociologiche e si indica chiaramente, nella legge e nei decreti, quali sono gli enti e i soggetti che lo compongono. Per rendere più chiara una situazione troppo opaca si è deciso di istituire anche un “Registro unico nazionale del Terzo settore”, che sostituirà i tanti registri oggi esistenti e che verrà avviato, gestito e aggiornato dalle Regioni, utilizzando però un’unica piattaforma nazionale. Sarà necessario, per gli enti, iscriversi al fine di poter accedere ai benefici, non solo di carattere tributario, e per eleggere i propri rappresentanti nel nuovissimo “Consiglio nazionale del terzo settore”, organo consultivo e rappresentativo.
Ma non è la sola novità. Il governo ha stanziato per l’attuazione di questa legge un fondo di 190 milioni di euro; il 60% di questo è dedicato ad incentivi di carattere fiscale. Si è infatti deciso di aiutare i cittadini che s’impegnano, anche in forma associata, a lavorare per il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale. Per farlo si è aumentato l’incremento delle detrazioni sulle donazioni a favore di organizzazioni con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale; in particolare per le organizzazioni di volontariato questa detrazione sarà pari al 35%. Le altre risorse sono destinate a implementare il Registro nazionale, a sviluppare il Fondo per i progetti innovativi di queste organizzazioni, che nel primo anno avrà una dotazione di 65 milioni.
Con il decreto sull’impresa sociale, l’Italia si dota poi di una normativa particolarmente innovativa perché si ampliano i campi di attività delle imprese sociali, estendendole anche ai settori come il commercio equo, l’alloggio sociale, il microcredito, l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e l’agricoltura sociale. Potranno rientrare fra le categorie del Terzo Settore, sia pure in forma limitata e non di controllo, anche i soggetti profit, imprese o amministrazioni pubbliche. Infine, con questa nuova normativa, è stata prevista una misura di incentivo agli investimenti analoga a quella già sperimentata per le start up innovative: chi investe 100 in queste imprese potrà riavere – grazie a deduzione o detrazione – il 30 delle risorse investite.
Novità in arrivo anche per quanto riguarda il 5 per mille. Il decreto porta a compimento la riforma strutturale iniziata con la Legge di Bilancio 2015, che ha attribuito risorse in modo stabile per 500 milioni all’anno: l’erogazione sarà più veloce e trasparente. Non bisognerà aspettare due anni per ricevere le somme versate dai contribuenti ma allo stesso tempo sarà necessario per i riceventi rendere conto, in maniera puntuale e precisa, su come si impiegheranno le risorse donate, trasmettendo informazioni sostanziali.

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