Un posto di lavoro su cinque non viene occupato

È una storia fatta di numeri. È una storia fatta di volti. Alexis ha vent’anni e ha firmato il suo primo contratto.  È un contratto di apprendistato di primo livello. Adora fare fotografia e girare videoclip, ma svolge anche mansioni amministrative e segretariali. Questo è stato il suo percorso di studi in un centro di formazione professionale. Era lui il fotografo del dialogo in Regione Lombardia tra politici, rappresentanti sindacali e cinque realtà scolastiche, che hanno dato vita a un polo detto Master, il modello di apprendistato duale promosso dal sistema di rete. Fanno parte della cordata i centri Capac, Enaip Lombardia, Cnos, Galdus, Ciofs. Sono accomunate dalla sfida della formazione professionale, che coinvolge 320mila ragazzi a livello nazionale. Un’attenzione particolare è stata riservata proprio all’apprendistato. Oggi solo 7 regioni italiane su 21 offrono una formazione di apprendistato professionalizzante.

«Qui in Lombardia», ha detto alla Nuvola del Lavoro Luigi Bobba, Sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, «troviamo un modello positivo che sta a ogni regione poter assumere. Il sistema duale può avvicinare il mondo della scuola a quello delle imprese rendendo il rapporto non etereo ma strutturale e continuativo». Nel suo intervento Bobba ha riportato gli ultimi dati dell’Indagine Excelsior di Unioncamere: un posto su cinque rimane disoccupato per carenza di competenze.

«È paradossale se si considera l’esercito italiano dei Neet, le persone non impegnate né nello studio né nel lavoro. L’apprendistato forma il giovane: abbiamo bisogno che diventi un’offerta formativa del Paese altrimenti rimarrà alto il numero di giovani che perdiamo per strada».

Gli fa eco Gigi Petteni, segreteria nazionale confederale Cisl, che ritiene l’apprendistato «una corsia d’emergenza per la disoccupazione giovanile e per rispondere al fenomeno dei Neet», come ha detto alla Nuvola del Lavoro. «È arrivata l’ora di rompere lo schema rigido e anacronistico che isola gli anni della scuola, quelli del lavoro e poi il momento della pensione. Quando capiremo che deve essere graduale l’entrata così come l’uscita rispetto al mondo del lavoro, allora avremo statistiche equiparabili a quelle degli altri Paesi europei». Un’evoluzione necessaria e richiesta anche dal mercato attuale come sottolinea la presidente di Forma, Paola Vacchina:

«Oggi in elenco abbiamo 22 qualifiche (ottenute alla fine del terzo anno) e 21 diplomi (per chi frequenta il quarto anno del professionale). Cuoco, estetista, meccanico sono figure ancora ricercate ma non più sufficienti. Nuove competenze e nuovi processi produttivi hanno ampliato le richieste. Abbiamo bisogno di un aggiornamento rispetto al mercato, dobbiamo stare al passo».

Il tema è sul tavolo di discussione tra le regioni e i ministeri del Lavoro e dell’Istruzione. Nuovi profili professionali, come quelli delineati dal presidente di Galdus, Diego Montrone:

«Le aziende lombarde continuavano a chiederci giovani frigoristi, una figura che ha una specializzazione maggiore di un elettricista e viene impiegato nel settore refrigerazione. Abbiamo così aperto una nuova offerta formativa». Ma anche i lavori tradizionali stanno conoscendo un cambiamento: «I cuochi non lavorano più come qualche anno fa, ora il forno si regola a distanza con il tablet. Gli orafi, invece, iniziano a operare con le stampanti 3D. Cerchiamo di correre con le tecnologie. Come Galdus i riscontri sono positivi, abbiamo già favorito la firma di 200 contratti di apprendistato nell’ultimo anno».

Tra le professioni più richieste, ma ancora prive di un percorso formativo dedicato, emergono il barber shop e l’esperto di make up e altri due nuovi indirizzi professionali, che riguardano i professionisti dei tatuaggi, piercing e del massaggio olistico, così come l’autoriparatore veicoli ibridi ed elettrici e l’installatore di impianti GPL e a metano. Valentina Aprea, assessore all’Istruzione, formazione e lavoro di Regione Lombardia, ha dichiarato che «Regione Lombardia ha raggiunto una percentuale molto elevata di apprendisti che si colloca a pieno titolo nel panorama europeo accanto a Germania e Finlandia».

http://nuvola.corriere.it/2017/11/05/un-posto-di-lavoro-su-cinque-non-viene-occupato/